Spesso gli ultras sanno lezioni alla città: il nome di Adinolfi diventa cura, memoria e futuro

0
114

di Giorgia Valentini

In una serata di fine maggio, tra gesti semplici, volti e silenzi giusti ed una brezza leggera che attraversava la Curva Sud dedicata a Silvio Adinolfi, si è capito ancora una volta chi lascia davvero un segno e chi invece passa senza spostare nulla.L’inaugurazione del murales dedicato a Silvio Adinolfi, ultras amato e rispettato viene ricordato ogni giorno da chi continua a portarne il nome e i valori, non è stata soltanto una commemorazione ma è stata una dimostrazione concreta di cosa possa diventare una comunità quando smette di parlare e inizia a fare.La scena più potente della serata non è arrivata dagli applausi o dalle parole di circostanza, è arrivata da alcuni bambini della scuola “De Lorenzo”, accompagnati da numerosi genitori, che hanno consegnato al dottor Attilio Barbarulo una donazione destinata alla Terapia Intensiva Neonatale di Nocera Inferiore. Un gesto grande ed immenso, perché quei bambini, insieme all’insegnante e alle loro famiglie, hanno deciso di rinunciare al solito regalo di fine anno. Niente oggetti inutili e niente formalità da calendario, ma la voglia di trasformare quel denaro in aiuto vero, destinato ai neonati che lottano per vivere.Ed è lì che la retorica si è fermata per lasciare spazio alla realtà, nella figura del dottor Barbarulo, arrivato direttamente dall’ospedale dopo il turno appena concluso, ha raccontato due storie che nessuno avrebbe voluto ascoltare, ma che tutti avevano bisogno di sentire: due neonati stanno combattendo anche grazie alle apparecchiature acquistate con le donazioni raccolte negli ultimi dieci anni, 150mila euro, senza slogan e passerelle, strumenti, cure e possibilità.In un tempo in cui troppe persone misurano il valore sociale a colpi di post, targhe e autocelebrazione, c’è chi continua a costruire qualcosa di infinitamente più pesante, ovvero la fiducia.

La raccolta di Natale legata al nome di Adinolfi non è più una semplice iniziativa benefica occasionale ma è diventata cultura popolare, appartenenza, educazione civica senza bisogno di lezioni impartite dall’alto.Perché alla fine il punto è proprio questo, una città si riconosce da come tratta i più fragili e quando persino dei bambini, comprendono che aiutare conta più del convenzionale, allora forse c’è ancora speranza che certi valori sopravvivano al rumore.L’eredità di Silvio Adinolfi oggi non vive soltanto su un muro dipinto ma vive negli occhi di chi continua a difendere quell’idea di comunità fatta di presenza, sacrificio e rispetto, isuoi fratelli ultras la custodiscono ogni giorno senza chiedere medaglie, senza bisogno di cognomi pesanti o riconoscimenti di facciata, perché ci sono persone che continuano a esistere anche dopo l’ultimo coro.