L’enorme casa di Giulia Felice, singolare esempio di lussuosa ‘spa’ dell’antichità, ma anche la piccola e preziosissima Domus del frutteto con i suoi coloratissimi affreschi o gli straordinari giardini della Venere in conchiglia, oltre ad una serie di nuovi percorsi ‘a tema’ e la possibilità di vedere calchi umani fino ad oggi mai esposti al pubblico. Non solo ‘Egitto Pompei’, la grande mostra realizzata in collaborazione con l’Egizio di Torino e il Mann di Napoli che apre negli Scavi dal 16 aprile con uno scenografico allestimento di statue egizie nella Palestra Grande.
A partire dalla primavera, annuncia a margine della conferenza stampa di presentazione del progetto il soprintendente Massimo Osanna, arrivano a Pompei tantissime novità. E l’area visitabile raggiungerà per la prima volta “circa la metà dei 44 ettari scavati” della cittadella antica. “Non c’è mai stata a Pompei una possibilità di visita così vasta”, sottolinea. Parecchie le case che verranno riaperte e che saranno poi visitabili a rotazione (“Abbiamo la necessità di preservare il nostro patrimonio, la calca non fa bene alle domus”), da quella di Marco Lucrezio in via Stabia alla Villa imperiale.
Ma c’è l’intenzione di offrire al pubblico anche un numero più alto di calchi delle vittime (che verranno esposti inizialmente in una struttura con grandi finestre di cristallo a Porta Anfiteatro) mentre in prospettiva, annuncia Osanna, “c’è l’idea di un bando internazionale per ristrutturare il vecchio deposito di Maiuri all’interno dei fori per farne il luogo dove accogliere i calchi insieme con gli oggetti che si portavano appresso”.
(ANSA)

