Pillole di Storia – 1799, scoperta la Stele di Rosetta in Egitto (in arabo Rashid)

Nel 1799, un capitano dell’esercito francese, Pierre-François Bouchard, nel corso di alcuni lavori di riparazione della fortezza ottomana di Fort Julien nel villaggio egiziano di Rosetta, oggi nota come Rashid (situata sulla costa del Mar Mediterraneo, a circa 65 Km a est di Alessandria), trovò la stele egizia che diverrà nota, appunto, come “Stele di Rosetta”.
Sebbene non fu lui che trovò personalmente la stele -l’identità del soldato che la rinvenne ci è purtroppo ignota- fu il primo a comprendere l’importanza della lastra e in accordo con il generale Jacques François Menou, inviato da Napoleone Bonaparte durante la Campagna d’Egitto – intrapresa per colpire i traffici commerciali inglesi in quella zona- decise di trasferirla ad Alessandria, per metterla a disposizione degli studiosi.
Napoleone fece arrivare esperti da Parigi per studiare il contenuto della stele di Rosetta e per farne fare alcune copie: una di queste è oggi conservata presso il Museo egizio di Torino.

Quando i francesi si arresero, dovettero consegnare agli inglesi tutti i reperti rinvenuti durante la Campagna. Ci furono svariate trattative al seguito delle quali ai francesi venne permesso di tenere solo disegni e appunti fatti prima di imbarcarsi ad Alessandria e la stele, andò nelle mani degli inglesi e del sovrano re Giorgio III che la donò al British Museum di Londra dove è custodita dal 1802 e tuttora esposta al pubblico.
Datata 196 a.C., riporta un decreto dei sacerdoti di Memfi dedicato al sovrano egizio Tolomeo V Epifane.

I contenuti di tale stele sono svariati:
– Elenca tutti i benefici resi al Paese dal faraone (tra cui la ristrutturazione del tempio del dio Ptha a Memfi):
– La cancellazione di alcune tasse:
– L’istituzione del culto divino del nuovo sovrano e di alcuni festeggiamenti in suo onore.

La singolarità di tale stele, in granito nero, è che il medesimo testo è stato scritto in egizio, in greco e in demotico (l’uso del geroglifico, infatti, era raro a quel tempo in quanto i ceti più bassi della società ancora non erano entrati in contatto con tale forma di scrittura) ed è grazie a tale ritrovamento se si è iniziato lo studio della scrittura dell’antico Egitto: Demotico e geroglifico non sono propriamente due lingue diverse, ma due differenti grafie della lingua egizia. Essendo il greco conosciuto, la stele rappresentò lo strumento decisivo per la comprensione dei geroglifici.

La stele è alta circa 114 centimetri nel suo punto più alto, larga circa 72 centimetri e spessa 27 centimetri. Il suo peso è di circa 760 chilogrammi.
“… Tolomeo, Colui che vive in eterno, l’Amato di Ptha, il Dio Epifani, Eucaristicus, il Figlio del re Tolomeo e della regina Arsinoe, Filopatore degli Dei. Molto bene egli ha fatto ai Templi ed ai loro abitatori ed a tutti i sudditi suoi, poiché è un Dio, Figlio di un Dio e una Dea, come Horo, Figlio di Osiride, che ha protetto suo Padre.”  La scoperta avvenne il 15 luglio 1799.
Antonietta Della Femina