Montevescovado, questa mattina. Conferenza stampa di Alfonso Mazzariello, Mauro Di Serio e Mario Alfano. Chiedono giustizia per i morti della frana di Montalbino e chiedono anche verifiche e certezze sull’attività dei cavatori ancora in corso. Presente, volontariamente, Manlio Torquato, sindaco sensibilizzato ma già di per se sensibile alla problematica intera, che si inserisce nella complessa vicenda della salute, della vivibilità, dell’ambiente da preservare. I cavatori di Montalbino, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, hanno fatto quel che hanno voluto della montagna e del verde. La famiglia Amato, con l’aiuto di vecchia politica e vecchia criminalità, ha spadroneggiato a lungo tra Nocera Inferiore e Nocera Superiore arrivando da Cava (il capo della dinastia Guerino Amato fu patron della Cavese in B, poi convolto nel calcio-scommesse e in processi di camorra). Il 4 marzo 2005, una frana si staccò dal Montalbino, finendo sulle abitazioni della fascia pedemontana. Evento che provocò la morte dei coniugi Rosa e Mattia Gambardella e di Alfonso Cardamone che era andato a trovarli.L’imprenditore Franco Amato, rappresentante legale, figlio di Guerino, rapito nel 1988 e tenuto prigioniero per tre mesi sull’Aspromonte per vendetta trasversale di camorra, ha scansato grazie alla prescrizione la condanna per omicidio colposo ma rischia, fino al 2020, la condanna per frana colposa. La colpevolezza e le responsabilità sono state riconosciute nel primo processo, reso vano dalla Cassazione per notifica sbagliata, causata dai Carabinieri. Tutto da rifare, il processo bis è partito mesi fa con un’altra notifica errata, stavolta causata dalle Poste. Giovedì nuova udienza al Tribunale di Nocera Inferiore: sarà ancora una volta l’avvocato Rosario Iannuzzi a difendere le parti civili e parte dei familiari delle vittime della frana. La Rete Difesa Territorio, che ha ereditato la battaglia dal compianto Ciro Annunziata, ha posto con forza l’accento sul presidiare fisicamente e moralmente il luogo del processo, per impedire che giustizia, ancora volta, non venga fatta. Ma c’è anche l’altro aspetto: la richiesta di vigilare, girata ai sindaci delle due Nocera, sull’attività della cava, che grazie a rinnovati permessi regionali continua e andrà avanti per almeno altri otto anni (l’ultimo decreto ha stabilito che può continuare anche a Nocera Inferiore a causa della crisi dell’edilizia e dello stop che Nocera Inferiore in precedenza, su richiesta di Autostrade, aveva dato ai veicoli superiori alle 12 tonnellate). Manlio Torquato: “Ho chiesto lumi ai nostri uffici, mi hanno detto che il Comune non si è mai costituito parte civile, per me sarebbe stato un atto importante, se siamo ancora in tempo lo faremo. In ogni caso l’attenzione sui temi dell’ambiente è massima, rivolgo un appello alle associazioni, abbiate sempre nel Comune, salvo interesse conflittuale, un punto di riferimento per qualsiasi battaglia, insieme si fa di più, senza sollevare polveroni inutili. Sulla questione di autorizzazioni e controlli, cercheremo di fare la nostra parte, pur nel groviglio di varie responsabilità e di diversi livelli, è un discorso che coinvolge un’intera comunità”.




