Ministro Costa in pressing, vuole il decreto Ambiente alla svelta

0
48

La bozza di decreto legge sull’emergenza climatica non è stata presentata ancora in Consiglio dei ministri. Lo sottolineano all’ANSA fonti del Ministero dell’Ambiente. Il ministro Sergio Costa voleva far approvare subito le norme sul clima, ma altri ministri hanno fatto presente che alcune di queste norme (in particolare il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi) vanno studiate più a fondo, in coordinamento con altri dicasteri. Costa intende discutere in Cdm del decreto, per riuscire a presentarlo a breve come disegno di legge con una corsia preferenziale o come decreto legge condiviso. Resta, per ora, il nodo delle risorse collegato al decreto, soprattutto perché, proprio in questi giorni, ci saranno le prime riunioni per entrare nel merito della manovra. Da qui, spiegano fonti di governo, la necessità di non correre troppo sull’approvazione del provvedimento sul quale, oggi in Cdm, ci potrebbe essere un mero, ed informale, avvio dell’esame.

A quanto si apprende, i tecnici sarebbero al lavoro sul testo per trovare soluzioni per reperire coperture necessarie; un’ipotesi sarebbe, al momento, quella di utilizzare le ‘aste verdi’ per liberare risorse (il sistema di scambio delle emissioni Ets Ue). Oltre ai problemi di copertura, ci sarebbero anche alcuni malumori all’interno della maggioranza (non soltanto dei renziani ma anche all’interno del M5s). Tra i nodi, sembra sostanziale quello su una delle norme più corpose, soprattutto a livello di definizione “procedurale”; quella sulla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, oggi calcolati in 16,7 miliardi dal Catalogo predisposto dal ministero dell’Ambiente. Il tema infatti andrebbe affrontato da subito nella stesura della Legge di Bilancio (ed è qui che si dovrebbe sciogliere la questione e capire come elaborarla), dal momento che il primo taglio – così come è concepito nel dispositivo – deve iniziare già dal 2020; si parla di un 10% graduale fino all’annullamento entro il 2040. Le risorse recuperate dallo Stato andrebbero per il 50% in Fondo ad hoc al ministero dell’Economia per investimenti in tecnologia, innovazione e modelli di sviluppo sostenibile.