Di Marco Visconti
«Immagina che da un momento all’altro non sappia dove sia tuo figlio, ora estendi questa sensazione per 2 anni e mezzo» queste sono le parole vibranti del cesenate Filippo Zanella, fisioterapista e docente di Terapia manuale, il quale non ha notizia di sua figlia Noemi. Il motivo? La sua ex compagna, di origine polacca, «l’ha rapita», per usare le parole di Filippo, e ora si trova presumibilmente in Polonia, luogo di origine della madre. Filippo ha lanciato da 2 anni e mezzo messaggi di aiuto alle istituzioni e ai mass media, senza avere risposte efficaci, tuttavia il tempo scorre e non si sa addirittura se la figlia sia ancora in vita.
La tragica premessa
Filippo convive con K.M nel 2013, poi l’anno seguente del 15 settembre nasce una bellissima bambina il cui nome è Noemi. Il rapporto tra Filippo e la sua compagna inizia a farsi pesante, provano la terapia di coppia ma senza ottenere risultati positivi. «Forse, pensa Filippo, è stata persuasa dalle sue amiche di ritornare al suo Paese di origine: la Polonia». Dunque K inizia, secondo quanto affermato da Filippo, «a raccogliere informazioni per danneggiarlo legalmente». Lei crea, per esempio, una messa in scena col tentativo di far arrabbiare il compagno e poi minacciarlo di aver subito violenza. Il rapporto tra i 2 diventa asfissiante inoltre l’attaccamento di K alla figlia assume toni ossessivi, «aveva manie di controllo e di persecuzione» precisa Filippo.

21 settembre 2021 giorno del «rapimento»
Il 15 settembre è il compleanno di Noemi! Compie 7 anni, festeggia coi suoi compagni di scuola, con i suoi amichetti di Cesena e, soprattutto, col suo papà. La bimba è sorridente, intenta a scartare i regali mentre viene accolta dal calore dei presenti. Tuttavia Filippo non lo avrebbe mai immaginato che dopo qualche giorno, in quel maledetto 21 settembre, non rivedrà più sua figlia. Ci sono state avvisaglie nell’estate del 2021, quando K, senza il consenso del compagno, prova a far cambiare residenza alla figlia a Osiek Drawski, ma senza avere esito positivo. Tuttavia Filippo non avrebbe mai immaginato che quello fosse spia di qualcosa di più serio, di più grottesco. K e Noemi fanno un viaggio di sola andata il giorno 21 settembre in Polonia, K e Filippo sono in contatto, lei gli dice che sarebbe stata temporaneamente dalla bisnonna per assisterla in quanto, detto da lei, sarebbe stata in procinto di morte, ma è tuttora in vita. Noemi viene portata temporaneamente a Osiek Drawski, un paese della Pomerania Occidentale vicino a Stettino dove vivono i nonni materni e lì la iscrive a insaputa di Filippo alla scuola elementare di Wierzchowo. Filippo corre ai ripari con la convenzione dell’Aja per il rientro in Italia della figlia. La madre trattiene Noemi inventando diverse scuse per circa 3 mesi, violando il decreto del tribunale italiano che stabiliva l’affido di Noemi condiviso e il limite all’espatrio a 3 settimane all’anno. Il 12 dicembre 2021 il tribunale italiano ordina immediatamente il rientro a K, con l’ordine di ricondurre Noemi in Italia, nel suo luogo di residenza abituale a Cesena, oltre ad attenersi alle prescrizioni del servizio sociale e dell’autorità sanitaria. L’ordine del tribunale viene completamente disatteso.

Noemi e la madre spariscono
Il 22 dicembre 2021 Noemi e la madre vanno via da Osiek Drawki e contestualmente Noemi non va più alla scuola elementare di Wierzchowo, cessando di fatto di avere qualunque forma di istruzione. Seguono tra marzo e maggio 5 strazianti telefonate avvenute da numero sconosciuto, «dove – sottolinea Filippo– riconosco quella che credo essere la voce di mia figlia, che sento essere totalmente plagiata dalla madre nelle risposte». A maggio 2022 il tribunale polacco riconosce illegale il comportamento della madre e, ai sensi della convenzione dell’Aja, le ordina il rientro in Italia. La madre fa appello, rifiutandosi non solo di fare vedere mia figlia al giudice polacco che lo richiede, ma anche di dire dove si trova e se sia viva. Nel frattempo, i servizi sociali italiani, nella figura di Marco Moretti, riescono ad avere un colloquio online con la madre, ed esprimono al tribunale seria preoccupazione per la salute di Noemi e per il comportamento di K, «dunque – precisa Filippo – «dichiara che la sua volontà di madre è superiore alla legge». Nel settembre 2022 il tribunale polacco, con sentenza definitiva e non più appellabile, ordina alla madre di riportare Noemi in Italia entro una settimana. Sentenza che però ancora una volta non viene eseguita. Da quel giorno, la madre si è resa completamente irreperibile sia ai giudici, che ai servizi sociali polacchi interessati alla vicenda. Commenta Filippo, «tra dicembre 2022 e gennaio 2023, su ordine del giudice polacco, vengono tentati 4 accessi da parte della polizia polacca nei luoghi dove la madre dichiarava falsamente di trovarsi (le case dei nonni), ma ovviamente non trovano nessuno». A maggio e giugno 2023 il Ministero della Giustizia Italiano, nella persona dell’onorevole Giuseppe Vinciguerra, invia ben due lettere dal tono molto acceso alla Polonia, in cui sottolinea la pericolosità delle azioni della madre e sollecita la Polonia a trovare Noemi usando qualunque mezzo a disposizione. In data 29 giugno 2023 il tribunale dei minori di Forlì dichiara quindi decaduta la potestà genitoriale della madre, le proibisce di avvicinarsi ai luoghi frequentati da Noemi ed esorta la polizia nazionale italiana e polacca e quella internazionale a intraprendere tutte le azioni necessarie affinché la figlia venga ritrovata.

Il grido disperato di papà Filippo
«Da quasi 2 anni non si sa nulla di mia figlia – precisa Filippo – non risulta essere iscritta a nessuna scuola, non risulta avere un medico pediatra, non si sa se sia viva o morta. Credo che possiate immaginare in quale inferno sono stato gettato dalla follia di una donna senza scrupoli, che si sta prendendo gioco senza ritegno di me, della vita di mia figlia e di due nazioni: l’Italia e la Polonia. Da padre, vivo da due anni nella disperazione più completa, sapendo anche la sofferenza che mia figlia, strappata dalla sua terra, dai suoi amici, dalla sua scuola, da suo padre, sai suoi nonni e da tutti i suoi affetti sta patendo. Vi prego di intervenire con la massima urgenza e con tutti i mezzi possibili per verificare che mia figlia sia viva, per cessare questa spirale di sofferenza che sta vivendo e restituirle il diritto di vivere la sua vita da bambina».

