L’editoriale – la guerra dei virologi non diventi oltraggio a Tarro

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In un paese di santi, poeti, navigatori e commissari tecnici, ci mancava solo l’aggiunta dei virologi. Col passare dei giorni, i loro interventi televisivi sono diventati il piatto forte di un vero e proprio teatrino mediatico, dove alla fine ogni spiegazione è buona ma finisce per diventare buona anche la spiegazione opposta.

L’ultima uscita di Burioni è decisamente da censurare. L’attacco a Giulio Tarro, primario emerito dell’ospedale Cotugno di Napoli e protagonista della lotta al colera del ’73. “Burioni scrive su Twitter: se Tarro è virologo da Nobel, io sono Miss Italia. Su una cosa ha ragione: lui deve fare solo le passerelle come Miss Italia, ma senza aprire bocca”, scrive Tarro ricordando la vicenda. Tarro, siciliano di nascita ma campano d’adozione, già ha risposto da par suo. Ma qui ci viene di sottolineare che un personaggio della sua statura e della sua esperienza non va offeso come ha fatto il marchigiano diventato milanese e fazioso o faziano che dir si voglia. Tarro la pensa diversamente da Burioni e da altri, pensa che sia giunto il momento di riprendere l’attività e confida nell’estate per dare una mazzata seria al virus. Opinione che tra scienziati è ovviamente discutibile ma il virus della democrazia suggerisce di non offendere e denigrare che la pensa diversamente dalla massa o da una parte di essa. In quanto allo stantio scontro nord-sud, che Fontana e Feltri riaccendono a giorni altri, manco vogliamo soffermarci. L’Italia è uno stato di staterelli ma le guerre e le tragedie l’hanno sempre unita. Non perdiamo tempo coi buffoni. C’è ancora tanto da fare.