L’editoriale di Aniello Menditto / Have a nice life – Una band nata per dare vita alle emozioni

0
242

Gli Have a nice life, abbreviato HANL sono una band americana del Connecticut nata nel 2000 dall’amicizia fra Dan Barrett e Tim Macuga.

La critica classifica le loro sonorità in vari generi che vanno dal post-punk, allo shoegazing, al post rock, con influenze industrial, gloomy, ambient drone e progressive.

Grazie alla filosofia del gruppo che li porta ad essere molto disponibili col proprio pubblico, in quanto il loro obbiettivo è di trasmettere il messaggio che chiunque può fare ciò che hanno fatto loro e che ansi è importante che ognuno trova un modo di esprimere le proprie emozioni, è stato possibile avere un confronto in video chat con Dan Barrett di cui il sunto è l’oggetto di questo articolo.

La band ha rilasciato 3 album studio ossia:

-Deathconsciousness (2008)

-The Unnatural World (2014)

-Sea of Worry (2019)

Ha rilasciato in oltre nel 2010 un extended play, Time of Land reso disponibile come free download.

Dopo una breve chiacchierata su un social network Dan Barrett ha accettato di rispondere ad alcune domande, dandoci l’occasione di capire meglio il lato umano e filosofico della sua musica.

A.M. : Ora che sono passati 12 anni dal rilascio di Deathconsciousness , che la tua vita è cambiata, hai avuto due figli, come riguardi ai temi nichilistici e pessimistici del passato presenti in quell’album?

E’ cambiata qualcosa nella tua visione della vita? O ti ritrovi ancora nella filosofia espressa in Deathconsciousness?

D.B. : Si sono cambiate sicuramente tante cose, ma nonostante ciò la mia visione di fondo non è cambiata, ciò che invece è cambiato è il mio approccio alla vita.

 Io pur pensando da nichilista e da pessimista cerco di approcciarmi alla vita con positività. Credo che la vita non abbia senso di per sé, ma che un senso glielo si può trovare. A me ad esempio piace molto creare connessioni con le persone.

Io credo che nella vita e nella musica creare connessioni sia molto importante e noi con la nostra filosofia, i nostri testi, le nostre emozioni cerchiamo di ispirare gli altri a condividere le loro esperienze e a trovare la propria libertà.

 

A.M. : La prima canzone del primo album ha un titolo abbastanza altisonante, che da l’idea di qualcosa di catastrofico incombente, di un qualcosa da fare prima che ciò avvenga. Quale significato si cela dunque dietro questa scelta di titolo?

D.B. : Il titolo A Quick One Before The Eternal Worm Devours Connecticut nasce in un contest preciso.

Effettivamente qualcosa stava per accadere, infatti Tim era in auto diretto dalla ragazza in una città del Connecticut. Mentre guidava sapeva e non pensava ad altro se non al fatto che lei lo avrebbe lasciato.

Mentre ciò accadeva dal suo stereo risuonava a loop la traccia base della chitarra di una canzone su cui stavano lavorando. Era in quella situazione che le emozioni provate da Tim sembravano permeare tutto il mondo; quelle emozioni sembravano essere eterne e da questa sensazione venne fuori la canzone, che di per sé ha un che di apocalittico e malinconico.

Il motivo per cui il titolo e la stessa sonorità fa pensare ad un ambiente devastato e catastrofico è nel fatto che noi cerchiamo sempre di dare un senso amplificato e globale delle nostre esperienze personali ed emotive, come se quelle singole esperienze negative, prese da sole in quel momento rappresentassero il mondo intero, appunto come successe a Tim mentre guidava.

E questo modo di fare è ricorrente e ci caratterizza, infondo all’essere umano della realtà non resta altro che la percezione e le emozioni provate in un determinato istante, di fatto quelle emozioni, quella percezione sono tutta la realtà di cui disponiamo, sono il mondo intero. E per questo motivo che quando scriviamo una canzone lasciamo esplodere le nostre emozioni, le espandiamo e facciamo si che permeino ogni cosa.

Anche perché il mio carattere ad esempio è molto chiuso, difficilmente lascio andare le emozioni nella mia vita di tutti i giorni, e la musica rappresenta la mia unica valvola di sfogo.

D.B. : Si lo è. I temi trattati sono quelli del nichilismo, del senso delle scelte umane, dell’influenza storica della religione e della morale, dunque di come dio influenzi l’uomo, e dell’incertezza nei confronti del giudizio morale delle azioni e degli eventi, in quanto non si può definire qualcosa giusta o sbagliata.

A.M. : Nell’album e in particolare nella canzone Hunter è presente la figura di questo cacciatore che uccidendo i fedeli con le sue frecce si costruisce una scalinata che gli permette di raggiungere dio e di ucciderlo. Possiamo fare più chiarezza su questa figura? Si può definire una sorta di superuomo nietzschiano?

D.B. : Il motivo per cui il cacciatore crea questa scalinata uccidendo i fedeli ed arriva dunque a dio, è che dio esiste solo grazie alla fede di chi crede in lui, e il cacciatore troncando questa fede pone sempre di più dio al suo livello, al livello dell’uomo, ad un livello mortale dove lo riesce a uccidere, ciò in quanto nessuno ha più fede in lui e presto nessuno lo ricorderà.

Parlare di Nietzsche è interessante, sia io che Tim soprattutto siamo molto appassionati alle filosofie occidentali. Nietzsche ha una filosofia molto potente che va ben incanalata e compresa prima di essere messa in pratica. Un aspetto sicuramente comune al superuomo è la sovversione alle leggi divine, è l’atto di uccidere dio che porta l’uomo ad essere il libero responsabile delle proprie scelte.

A.M.  : Destinos dall’album Sea of Worry viene aperta con un discorso che invita l’ascoltatore a porsi delle domande sulla natura di dio e procede nel testo riproponendo la certezza di Cartesio in modo nichilistico nei versi in cui dice: “ Almeno so che sono, almeno posso cogliere me stesso mentre lo faccio”. Si può definire quindi Destinos un collegamento diretto con Hunter dal primo album, o meglio un’evoluzione di quei pensieri?

D.B. : Si, Destinos e Hunter sono connesse dal tema centrale ma agli antipodi nell’approccio alla questione. In Hunter è presente un approccio più impulsivo e emotivo nei confronti del tema dell’esistenza di dio per mezzo della sola fede. In Deathconsciousness la fede viene troncata brutalmente dal cacciatore, si respira un clima di delusione nei confronti della vita. In Destinos invece l’approccio è diverso, si basa sull’uccidere dio per mezzo del dubbio, del porsi domande, in un modo che più si rifà alla morte di dio nietzschiana. Il fine è lo stesso, ossia liberarsi dall’abuso divino sulla coscienza e ciò è possibile ponendosi domande, domande come: “Che piani ha dio per punire un’uomo per l’eternità?” e “Perché un essere perfetto dovrebbe creare esseri imperfetti, influenzarli e punirli per le loro scelte?”

Domande presenti in cinque minuti di discorso campionati da uno studente universitario anonimo che spinge le persone a riflettere circa la natura della loro fede e le sue contraddizioni.

In seguito la canzone procede con l’unica certezza che ci resta una volta rimossa la fede, ossia il fatto che almeno sappiamo di essere e possiamo osservarci in terza persona rendendocene conto.

La canzone ci porta inoltre a ragionare sul fatto che se crediamo a una religione o a dalle leggi morali più tosto che ad altre lo dobbiamo a una semplice coincidenza storica e che l’essere umano in quanto animale governato da chimica, circostanze storiche, sociali, psichiche e naturali è come tutti gli animali un essere innocente e privo di colpa che al massimo può rendersi conto di ciò che fa.

Una volta che elimini dio resta la tua individualità nelle scelte e dunque la tua libertà, che comunque per forza di cose sarà relativa al contesto in cui ti trovi. L’uomo può aspirare alla libertà ma difficilmente ad astrarsi dal contesto in cui vive. L’uomo ad esempio rimane comunque un animale e deve rispondere a dei bisogni che costituiscono il suo contesto basilare. Per quanto libero un uomo affamato è un uomo affamato. La cosa più piccola e insignificante ha un contesto e una dimensione in cui influenza probabilmente una vita, in cui fa la differenza.

Ad esempio Trump, tutti lo conosciamo, ecco lui non rappresenta una grande svolta storica, non è uno di quegli uomini che farà la differenza nella storia, probabilmente verrà anche dimenticato, ma guardando al contesto in cui vivono lui e i suoi figli Trump rappresenta comunque una grande variabile, capace di influenzare coi suoi decreti determinati aspetti della loro vita, probabilmente influenzandone anche determinate scelte. Ed ecco quindi che una persona apparentemente senza nota storica e globale se presa nel suo piccolo contesto riesce ad influenzare vite intere e diventa dunque importante.

Io e soprattutto Tim leggiamo molta filosofia e fra le mie letture preferite ci sono sicuramente Cartesio, Nietzsche, Kant, Heidegger, che come altri rappresentano pensieri che si rispecchiano molto nei nostri testi. Ora è qui nella differenza fra le varie filosofie che si percepisce la libertà di pensiero e di intendere la vita.

A.M.  : Usi mettere dei filtri fra le emozioni che provi e il prodotto finale delle tue canzoni al fine di alleggerirlo?

D.B. : No, cerco di essere il più naturale possibile, anzi cerco di farle esplodere le mie emozioni. Questo perché la musica è forse l’unico sbocco che hanno. Anzi mi auguro che nessuno artista o meno, cerchi di mettere filtri alle proprie emozioni, perché solo così possiamo capire realmente in che direzione stiamo andando. Credo che vivere con autenticità le proprie emozioni sia inoltre un atto di coraggio, soprattutto in questa società pregna di etichette e modi “giusti” di comportarsi e reagire alle circostanze.

A.M. : Ci sono stati casi in cui, per produrre determinate canzoni vi siete rivolti ad altri musicisti?

D.B. : Si, è successo proprio con Sea of Worry, dove una parte delle tracce è stata preparata da noi ma in fase di produzione è stata coprodotta con altri musicisti con i cui siamo stati aperti ad aggiungere loro idee ai brani.

Siamo infatti sempre aperti a nuove idee, in quanto riteniamo che non facciano altro che arricchire i nostri brani con altre esperienze ed emozioni tradotte in note dai musicisti.

Per il resto poi in genere Tim si occupa dei vari strumenti e io della voce e della produzione.

A.M. : Preferite fare live o produrre in uno studio?

D.B. : Beh, fare le live ci piace moltissimo, sono emozionanti e sono modi per trasmettere ciò che proviamo in maniera più diretta ancora. E’ il modo di fare musica che preferiamo, in quanto meno tecnico e più emozionale e diretto.

A.M. : Progetti nuovi in arrivo ce ne sono?

D.B. : Si, stiamo per terminare la produzione di un nuovo album che uscirà fra circa 4 settimane. 

A.M. : Per parlare in breve di The Unnatural World, lo si può definire un album di passaggio fra Deathconsciousness e Sea of Worry che rappresenta il senso di inadeguatezza della nostra società sviluppatosi alla rimozione dell’interpretazione morale e religiosa della stessa in seguito alla morte di dio?

D.B. : Si, perché la religione si pone come filtro fra l’uomo e la sua interpretazione oggettiva dei fenomeni, in più se messe a paragone le leggi che regolano questo mondo, che regolano la vita co le leggi morali, le prime citate ci sembrano paradossalmente crudeli e innaturali, in quanto siamo stati abituati a vivere una realtà errata, a interpretare male le leggi che regolano il funzionamento della vita stessa.

Bisogna poi considerare oltre alla religione la struttura della società in cui viviamo, totalmente distante dalla natura. Tutto ciò ha contribuito a rendere la Terra così com’è un posto innaturale per l’uomo.

A.M. : Cosa ne pensi degli “artisti” che compongono o fanno opere al fine di ottenere fama, denaro o semplicemente tanto per farle?

D.B. : Credo che il vero artista sia colui per cui l’opera non sia che un risultato, un prodotto del suo tentativo di esprimere le proprie emozioni. L’artista è colui la cui opera è prima espressione delle sue emozioni e poi opera.

Per me dare espressione alle mie emozioni conta più di qualunque cosa io possa produrre materialmente e più di qualunque ricchezza.

Con quest’ ultima riflessione circa la natura dell’artista si conclude con la chiamata della moglie di Dan l’intervista, che di per sé aveva catturato entrambi per la natura degli argomenti trattati portandoci a prolungarla più del previsto.

Spero che anche voi lettori possiate arricchirvi da questo scambio almeno quanto me, e ancora di più spero possiate arricchirvi della loro musica che parla al cuore provenendo direttamente dal cuore degli artisti.