L’avvocato Guido Sciacca: “I Tribunali come gironi infernali”

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Momento difficile per la giustizia italiana. Il Coronavirus ha bloccato tutte le attività, ma alla preoccupazione per la stagnazione dei processi, c’è anche quella per lo stato di salute degli utenti dei tribunali. A sottolineare il momento particolare è l’avvocato Guido Sciacca, legale del Foro di Torre Annunziata con studio a Pompei, Presidente della Consulta Etica del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata.

Avvocato, qual è lo stato della giustizia attuale nel circondario del Tribunale di Torre Annunziata?

“Dal 3 giugno, ci si trova, oramai, nel pieno della Fase 3, e alla luce del progressivo rapido miglioramento della situazione epidemiologica, si vedono ripartire a pieno regime, fermo restando le necessarie precauzioni, tutte le attività economico-sociali del Paese, si assiste ad un generale allentamento dei vincoli. Ci si avvia, di fatto, ad una tanto desiderata normalità ma, purtroppo, questo sembra non interessare i nostri tribunali”. 

Come se i palazzi di giustizia non rientrassero nelle attività della nazione…

“Appunto. Come direbbe Ennio Flaiano, la situazione è grave ma non è seria.

Nei fatti, le attività giudiziarie sono ridotte al lumicino ed in alcuni casi del tutto bloccate. I numeri dei processi trattati sono in numero esiguo, rispetto a quelli consueti, in particolare si segnalano enormi difficoltà, da parte della classe forense, nella gestione quotidiana delle attività strettamente connesse alle attività di udienza. Attività che richiedono il necessario accesso alle relative cancellerie. Gli scarni provvedimenti governativi, adottati per il comparto giustizia, hanno, purtroppo, conferito, ai capi degli uffici giudiziari, di dover organizzare autonomamente il singolo Tribunale, sino al permanere della emergenza Covid 19.

Tale specifica prerogativa organizzativa, ha determinato una produzione, compulsiva ed incontrollata, di provvedimenti di gestione, sia delle udienze che delle ulteriori attività, che hanno costretto la classe forense ad avventurarsi in un vero e proprio girone infernale con inevitabili ricadute in negativo sulle attività professionali.

Nei fatti, ogni tribunale ha assunto una specifica e provvisoria organizzazione, periodicamente modificata, e che costringe l’Avvocato, ad una sorta di permanente studio dei vari protocolli operativi. C’è chi, addirittura, in maniera polemica e sarcastica, ha auspicato la redazione di un testo unico dei vari protocolli di gestione, che, allo stato sarebbero oltre 200. 

Quasi come fosse una normazione di primo livello. La Consulta Etica dell’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata, che ha tra i suoi numerosi compiti anche quello di verificare l’osservanza della deontologia giudiziaria, ha ricevuto e continua a ricevere, numerosissime segnalazioni da parte dei colleghi, che lamentano enormi difficoltà soprattutto nei rapporti con alcune cancellerie. Ad oggi, queste, sono, purtroppo, un luogo inaccessibile agli Avvocati”.

Avvocato Guido Sciacca, oramai siamo nella Fase 3 della emergenza. Ci sarà, sicuramente, stata una rimodulazione di tali stringenti restrizioni, almeno per gli Avvocati?

“Vorrei rispondere di sì, ma purtroppo non è così. Per quanto riguarda l’implementazione delle pendenze da trattare, gli organismi di rappresentanza hanno ricevuto rassicurazioni che nei prossimi giorni si provvederà ad aumentare il numero di fascicoli da trattare. 

Al contrario, la Fase 3 sembra non riguardare in alcun modo la gestione delle attività extra udienza. Le cancellerie, come luogo fisico, rappresentano, per noi avvocati, luoghi inavvicinabili e che, mi faccia passare la battuta, hanno oramai assunto un alone di mistico e di irraggiungibile.

In verità, sono stati predisposti, vari front office, che alla prova dei fatti, si sono però rivelati insufficienti per le numerose ed indifferibili esigenze dell’utenza, costringendola ad estenuanti file, solo per un semplice controllo o per l’acquisizione di un atto processuale.

Inoltre, la già precaria situazione, ha subito il colpo di grazia finale, con la scellerata applicazione del tanto auspicato smart working per i dipendenti. 

Questo, si è rivelato un vero e proprio flop, in quanto è ancora fatto divieto al dipendente di poter accedere da casa alla rete intranet.  Presupposto necessario, questo, per una concreta utilità dello stesso smart working.

Nei fatti, nel momento di maggior bisogno, si è sottratta, inspiegabilmente, forza lavoro indispensabile, senza che questa, a distanza, potesse contribuire in alcun modo alle emergenti nuove necessità. Giungono inoltre, un po’ da tutta Italia contributi non edificanti in questa direzione.

E’ di questi giorni una nota della Fp Cgil Veneto che affibbia all’avvocatura lagunare il marchio dell’untore. In questa si legge che gli avvocati «Pretendono la ripresa dei processi perché per loro sono fonte di guadagno: privilegiati egoisti!».

Ecco. Ritengo, che questa affermazione, di una gravità inaudita e profondamente offensiva della dignità dell’avvocatura, abbia però il merito di disvelare come, in alcuni settori, la presenza dell’Avvocato sia mal tollerata, ai limiti del fastidio, e che la emergenza Covid abbia rappresentato, per alcuni, quel pretesto, che si attendeva e si auspicava da tempo, per allontanare dal suo habitat naturale uno degli attori indispensabili del servizio giustizia.

Cancellerie chiuse, processo smaterializzato, ed altre congerie dello stesso genere, depongono in una unica direzione: allontanare fisicamente l’Avvocato dal luogo nel quale ha la possibilità di vedere concretizzate le sue nobili prerogative: assistere e difendere. Il problema di fondo risiede nel fatto che molte volte, colpevolmente, si dimentica che l’avvocato è portatore di una stringente esigenza mediata. Ovvero ottenere Giustizia per conto del comune cittadino.

La classe forense, tutta, è interprete indispensabile di un servizio pubblico di altissimo profilo sociale. Sia ben chiaro, ci sono settori che hanno dimostrato un rapido adeguamento alla emergenza, con protocolli organizzativi che hanno evidenziato risposte immediate e concrete, in particolare gli uffici preposti alla gestione del delicatissimo momento della adozione delle misure cautelari.

Tengo a precisare che i nostri organismi di rappresentanza, in particolare, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, si sono profusi in sforzi immani, anche in momenti molto difficili, quando la pandemia attraversava le nostre vite con tutta la sua dirompenza, acchè fosse assicurato il mantenimento di livelli di funzionamento, sempre nel rispetto della salute di tutti”.

Nonostante la preoccupante, nonché lineare analisi effettuata, avvocato Guido Sciacca lei resta fiducioso?

“Lo sono per natura, anche se, non nascondo, a volte affiora un latente senso di svilimento e di amara consapevolezza del costante depauperamento della funzione sociale dell’Avvocato e purtroppo della stessa Giustizia.

E’ avvilente, lo riconosco, ma ritengo che la stasi delle attività giudiziarie, indotta dal coronavirus, abbia certificato un incombente disastro politico-culturale: la perdita dell’utilità sociale della giustizia in Italia.

Sono fermamente convinto, comunque, che quando le cose avranno ripreso la loro dimensione quotidiana sarà indispensabile affrontare un percorso di riappacificazione delle parti, per fare in modo che, tutti, ci si possa riappropriare del nostro agorà, nella consapevolezza che non può esistere la società civile senza Giustizia ed un Tribunale senza gli Avvocati.

Dobbiamo, tutti sforzarci, perché non rimanga un vuoto simulacro, ma riprenda la sua linfa vitale, alimentata da pulsazioni, aspettative ed emozioni che la solo la presenza fisica può contribuire a trasmettere”.