Il Punto di vista: i social media: croce e delizia contemporanee…

Dal rapporto globale dell’Agenzia creativa We Are Social in collaborazione con Hootsuite, piattaforma per i social media management, elaborato nel 2018, emerge che l’Italia è il terzo paese al mondo per numero di telefonini dopo la Corea del Sud e Hong Kong.

Il ricorso alla comunicazione sui social si attesta sulle quasi due ore al giorno e testimonia la pervasività del mezzo, nella comunità dei connessi alla rete.

Sono 34 milioni di italiani che utilizzano i social media e, ogni giorno, il tempo di utilizzo risulta essere di 1 ora e 53 minuti a testa.

Questa significativa propensione non si traduce in un uso altrettanto disinvolto del telefonino per lo svolgimento di operazioni bancarie, rese possibili da applicazioni a disposizione dell’utenza.

I dati raccolti indicano la predilezione degli italiani a ricorrere all’uso dei social, animati da una rete virtuale di relazioni definite da una continua presenza attraverso immagini e commenti.

In questo modo, il piacere della condivisione della quotidianità si cronicizza e rende accessibile a tutti spazi privati precedentemente preservati.

Tralasciando le ovvie considerazioni che riferiscono sulla utilità dei social e sulla tecnologizzazione in  un mondo in continua trasformazione, è interessante approfondire l’atteggiamento psicologico e sociale che predispone la collettività all’impiego massiccio dei social.

Fino a qualche anno fa ogni azione che mettesse il pubblico nella posizione di essere esposto alle osservazioni esterne, era considerato un attentato alla privacy; oggi sono gli individui a proporsi in ogni occasione. Cosa è cambiato?

Una rete sociale è un insieme di individui collegati dai legami sociali. Le reti sono state approfondite in sociologia, antropologia e in etologia; la social network analysis, ossia l’insieme dei modelli per la conoscenza delle reti sociali, è oggetto di analisi per studiare i social media e, al suo interno, il numero di Dumbar conosciuto anche come la regola dei 150 membri, stabilisce un limite numerico alle possibili relazioni che ciascun essere umano è in grado di gestire in modo ottimale.

I social media hanno modificato il modo in cui le persone apprendono, leggono e condividono informazioni. Si è passati dal monologo, da uno a molti, al dialogo, da molti a molti, attraverso quella che può essere definita una democratizzazione dell’informazione che rende gli individui stessi, editori dei contenuti e non più solo fruitori, surclassando la teoria del numero dei 150.

L’attrazione per i social ha spiegazioni fisiche e psicologiche che risiedono nella consapevole certezza che ogni persona è un mondo.

Esistono ragioni neurologiche per le quali l’individuo è attratto dai social: il cervello vive attivando una rete articolata che interagisce con la miriade di informazioni provenienti dai differenti attori con cui entra in contatto; nei social questo ingranaggio è perpetuato: il cervello è bombardato e affascinato da molteplici e differenti stimoli che riceve attraverso le innumerevoli relazioni che regola.

La dipendenza dai social è possibile perché l’accesso ai social produce nel cervello la dopamina e l’ossitocina: la prima considerata dagli scienziati la sostanza chimica del piacere, la seconda definita la sostanza chimica dell’amore in quanto si produce nell’atto dell’abbracciarsi e del baciarsi. Ebbene l’accesso ai social media, sprigiona la produzione di queste due sostanze e può indurre assuefazione.

I suddetti meccanismi aiutano a delineare anche le motivazioni strettamente psicologiche dell’uso dei social: si posta l’autopresentazione, ossia il racconto di sé e ci si mostra per come si ha piacere di essere visti e, tutto questo, genera compiacimento e rafforza l’autostima.

Si condividono i contenuti per non interrompere il contatto con chi ha postato per prima il contenuto e per attivare i centri di ricompensa del nostro cervello, perché condividere i contenuti giusti, attira l’attenzione degli altri.

Si diventa cittadini meritevoli di stima in un contesto virtuale a cui si riconosce un valore.

Si clicca il “mi piace” per mantenere le relazioni con i mittenti dei messaggi: ogni “like” aggiunge spessore ad un rapporto, rafforza la vicinanza anche se virtuale e determina una reciprocità nell’equilibrio degli apprezzamenti.

In sintesi, l’aspetto negativo dei social è la potenziale dipendenza che ne può derivare, tra quelli positivi è utile menzionare la solidarietà che si afferma nella condivisione di uno stato emotivo forte, legato ad una perdita o ad un fallimento.

L’equilibrio tra l’esperienza di rapporti reali e quelli virtuali è ciò che bisogna cautelare per godere appieno delle potenzialità che i social offrono senza esserne risucchiati.