“Siamo un gruppo di Missionari Cattolici della Congregazione Redentorista, membri della Provincia di San Juan, che comprende i popoli di Porto Rico, Repubblica Dominicana e Haiti. Ci rivolgiamo a lei allo scopo di commentare l’impatto negativo delle sue parole denigratorie di giovedì 11 gennaio 2018 in presenza di alcuni membri del Congresso degli USA descrivendo Haiti, El Salvador e i paesi poveri dell’Africa come “paesi Shithole””. Si apre così la lettera che i Padri Redentoristi hanno inviato al Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump. “La missione della nostra congregazione è di evangelizzare i poveri, e questo comprende proclamare esplicitamente il Vangelo, mostrando solidarietà e promuovendo i diritti fondamentali di giustizia e libertà per i più bisognosi. L’amore per questa missione ha spinto i fratelli di Spagna e Stati Uniti a servire in Porto Rico e nella Repubblica Dominicana cento anni fa. Questo stesso amore ci ha guidato a servire le persone che lei disprezza, l’Africa, Haiti e El Salvador. Questa missione e questo servizio ci hanno arricchito e benedetto abbondantemente. Fedeli alla nostra chiamata di essere testimoni del Redentore in un mondo ferito, rifiutiamo le sue parole come ingiuste, offensive e denigratorie. Rifiutiamo le sue parole perché sfigurano l’immagine e la dignità degli uomini e delle donne creati ad immagine e somiglianza di Dio. Rifiutiamo le sue parole perché contraddicono il Vangelo di Gesù Cristo che guarda con rispetto alla dignità dei poveri. “Beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli” (Luca 6,1). Sig. Presidente, alla vigilia della celebrazione della nascita del reverendo Martin Luther King, profeta della uguaglianza razziale e dei diritti costituzionali di afroamericani, parole razziste sui paesi poveri hanno ferito i cuori di tutti coloro che credono nella Costituzione gli Stati Uniti che afferma che “Tutti gli uomini sono creati uguali”. Sig. Presidente, nell’ottavo anniversario del terremoto in cui Haiti piange i suoi 200.000 morti, le sue parole calpestano la sensibilità di un popolo. E di un paese che ha mandato 800 dei suoi uomini a combattere per l’indipendenza degli Stati Uniti. Se è vero che le sue espressioni oscurano l’orizzonte e seminano inquietudine nei sentimenti del nostro popolo, siamo incoraggiati dalle parole di Giovanni Paolo II per gli afro-americani, il 13 ottobre 1992 a Santo Domingo:” non potevo non essere vicino con il mio messaggio di vivissimo affetto alle popolazioni afroamericane, che costituiscono una parte rilevante di tutto il continente e che con i loro valori umani e cristiani, e anche con la loro cultura, arricchiscono la Chiesa e la società di tanti paesi. A questo proposito, mi ricordo di quelle parole di Simon Bolivar che affermano che “l’America è il risultato dell’unione dell’Europa e dell’Africa con elementi aborigeni. Perciò, in essa non vi possono essere pregiudizi razziali e, se vi nascessero, l’America ritornerebbe al caos primordiale””.

