Ottobre 2020
Il corridoio dell’anagrafe del Comune di Angri, che separa gli sportelli dei servizi aperti al pubblico, era quasi deserto. Io mi trovavo al protocollo, alle mie spalle si stava procedendo ad un cambio di residenza ed allo stato civile, leggermente più oltre, qualcuno impegnava in una conversazione l’impiegata al di là del vetro trasparente. “Mi servirebbe l’estratto di matrimonio” mi capitò di cogliere nel silenzio quasi innaturale del locale.
Mi girai appena, giusto per inquadrare senza farmi notare troppo, la figura longilinea della giovane donna che nervosamente aveva formulato la richiesta, e che subitamente aggiunse: “Me l’ha chiesto l’avvocato, è per la pratica di separazione”. “Come vi chiamate, come si chiama vostro marito e quando vi siete sposati?” io riuscì a mala pena a sentire dalla voce oltre il vetro.
Di norma non sono particolarmente curioso, ma nell’attesa al mio sportello drizzai un poco le orecchie e colsi il resto. I nomi li lasciai fluire come quando sulla fermata del bus, i mezzi che non ci interessano manco li guardiamo, ma la data mi è rimasta impressa: “Ci siamo sposati nel giugno del 2018” concluse la donna.
I pochi presenti, compreso l’usciere, notarono sicuramente il mio voltarmi di scatto; e la rotazione del busto fu accompagnata da vari pensieri che cominciavano a prendere forma nella mia testa pelata. Poco più di due anni, dei quali almeno sei mesi passati in pandemia, tra quarantene e restrizioni varie; chissà se ci sono figli, una casa di proprietà arredata, genitori in apprensione, amici a cui chiedere consiglio, altri amori… In realtà il pensiero che prese il sopravvento su tutti gli altri, faceva riferimento alla velocità con cui il mondo ormai ci porta a spasso nell’universo, unitamente al modo in cui ormai i rapporti umani vengono gestiti da noi abitanti della terra.
Un tempo neanche tanto lontano, le crisi matrimoniali erano viste con dolore e con un senso di vergogna, da noi si dice “o’ scuorn n’faccia”; e chi divorziava, maggiormente le donne ovviamente, veniva additato, quasi si fosse macchiato di chissà quale peccato. E tutto questo aveva una ricaduta sulla vita sociale degli interessati, sempre con una netta distinzione tra uomini e donne: le donne ritenute “navigate” apparivano come prede facili, mentre gli uomini, una volta “svincolati” si sentivano in diritto di fare tutto. Il discorso religioso poi, era un capitolo a parte: i divorziati, stavolta senza differenze di genere, diventavano delle anime da purgatorio, e venivano guardati con indignazione da parte dei praticanti la fede.
Non era una vita facile, forse per questo molte coppie preferivano vivere “separati in casa”, con una doppia vita: quella pubblica fatta di sorrisi e malcelata indifferenza si contrapponeva a quella privata, pregna di discussioni, litigi e soverchianti prese di posizione.
Oggi, mi verrebbe da dire per fortuna, il mondo gira in maniera diversa, la velocità con cui accadono le cose fa si che non si ha il tempo per soffermarsi su quello che succede intorno a noi, e comunque sembra che gli avvenimenti non ci tocchino veramente. Di conseguenza si divorzia quasi con noncuranza e in tempi veramente brevi; certo questo evita un sacco di guai che capitavano al riparo delle case familiari, da contraltare però succede che il “sacro vincolo” del matrimonio ha perso decisamente importanza e la sua funzione di collante familiare, sta andando a farsi friggere.
Come sempre succede, se si cambia il punto di vista cambia ovviamente il risultato. Mi verrebbe da dire “è la vita”, ma forse sono solo i “tempi moderni” che ormai corrono così velocemente che non riusciamo neanche a guardare fuori dai finestrini della nostra esistenza, persi dentro di noi, non abbiamo tempo, voglia e cultura per abbandonarci agli altri.
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