Fisciano, folgorato da una scarica mentre raccoglieva ciliegie: uomo sotto processo

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Era in compagnia del padre e alcuni operai quella mattina del 10 giugno 2016, mentre raccoglieva ciliegie in un terreno di proprietà della sua stessa famiglia. Il ricavato era destinato a persone bisognose del Perù, con il tramite di un’associazione di volontariato. Ma mentre si accingeva a dare una mano, una scarica elettrica non gli lasciò scampo, strappandolo alla vita in un attimo. Per quei fatti, la procura di Nocera Inferiore ha ottenuto il rinvio a giudizio dal Gup per un uomo di 46 anni. L’accusa è omicidio colposo. Sullo sfondo c’è la morte del piccolo Ettore Abagnale. La colpa dell’uomo – secondo l’accusa – è di non aver adottato le dovute precauzioni per il piccolo durante la fase di raccolta. Il terreno si trovava a Pozzillo, nei pressi di Fisciano. Al piccolo Ettore fu consentito di dare una mano nel raccogliere ciliegie: per il lavoro fu utilizzata una scala in alluminio alta circa 8 metri. Ma il ragazzino non indossava indumenti idonei a quel lavoro, come ad esempio scarpe in gomma.

Ettore si posizionò da un lato della scala, fermandola a terra con i piedi mentre l’operaio, non curandosi della linea Enel ad alta tensione, prese la scala dall’altro lato per camminarvi sotto ed alzarla. Il movimento comportò il contatto con i fili dell’alta tensione, dal quale scaturì una scarica elettrica che folgorò il 14enne. Il ragazzo perse i sensi, finendo a terra: la famiglia, presa dal panico, sollecitò l’intervento immediato del 118, con due ambulanze giunte dopo poco sul posto. Gli operatori tentarono di rianimare il piccolo per venti minuti attraverso manovre salvavita e l’uso di un defibrillatore. Quando giunse all’ospedale di Mercato San Severino, era già in arresto cardiocircolatorio. Morì dopo pochi minuti. Le indagini furono condotte dai carabinieri della stazione di Fisciano, che ascoltarono tutte le persone presenti in quel momento. Il sostituto procuratore Daria Cioncada si avvalse anche di una consulenza tecnica per ricostruire la dinamica dell’incidente, individuando presunte responsabilità nell’agire dell’operaio, colpevole di negligenza, imprudenza ed imperizia. La sua condotta è stata giudicata «produttiva dell’evento», tanto da costargli l’iscrizione nel registro degli indagati e ora il processo.