Domenica del Mare: “Non siete soli. Nessuno vi abbandonerà”

Domenica 12 luglio si celebra la Domenica del Mare, la giornata dedicata ai marittimi che lavorano per gran parte dell’anno lontani da casa.

Ecco il messaggio del prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, cardinale Peter K.A. Turkson e la preghiera dedicata a questa giornata. Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

Cari fratelli e sorelle in Cristo, amati cappellani, volontari, amici e sostenitori della Stella Maris,

la Domenica del Mare di quest’anno avrebbe dovuto essere una celebrazione gioiosa in vista della ricorrenza del centenario prevista per il mese di ottobre a Glasgow, Scozia (ora rinviata al 2021). Essa cade, invece, in un momento insolito e particolarmente difficoltoso, che Papa Francesco ha espresso con le seguenti parole: “Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.

Pensiamo ai parenti e agli amici delle innumerevoli vittime del coronavirus (tra cui molti marittimi) e ci sentiamo angosciati e disorientati per l’incertezza del futuro.

La pandemia di COVID-19 ha costretto molti Paesi ad imporre un lockdown completo e a chiudere molte aziende, nel tentativo di impedire la diffusione del virus. Tuttavia, l’industria marittima ha continuato ad operare, aggiungendo così una moltitudine di sfide alla vita già di per sé problematica dei marittimi, mettendoli in prima linea nella lotta contro il coronavirus.

Le navi che trasportano circa il 90% dei prodotti che ci sono necessari per continuare a vivere normalmente in queste circostanze difficili, come i prodotti farmaceutici e le attrezzature mediche, hanno continuato a navigare. Prima di fermarsi del tutto, l’industria delle crociere ha lottato per convincere i governi e le autorità portuali a tenere aperti i porti ove poter far sbarcare in sicurezza i loro ospiti. Allo stesso tempo, ha cercato freneticamente di trovare il modo di contenere la diffusione dell’infezione tra i passeggeri e gli equipaggi di navi che sono diventate delle incubatrici per il COVID-19.

Nonostante il ruolo fondamentale svolto dai marittimi per l’economia globale, un ruolo di grande importanza e necessità che le organizzazioni e le istituzioni hanno cercato di sottolineare durante la crisi causata dal Covid-19, le legislazioni attuali e le politiche prevalenti li hanno appena considerati. Per questo motivo, la Domenica del Mare è un’opportunità per noi per rivalutare il ruolo dei marittimi e ricordare alcune delle problematiche che incidono negativamente sulla loro vita, e che sono ora acutizzati dal sospetto e dalla paura del contagio.

In una situazione come questa che non ha precedenti, i membri dell’equipaggio, che avevano già trascorso tra i sei e i dieci mesi a bordo, hanno dovuto subire il grande inconveniente di vedersi estendere il periodo di lavoro, con la conseguenza di un aumento della fatica personale e di un’assenza prolungata dai loro cari e dal comfort delle proprie case. I 100.000 marittimi che ogni mese, secondo le stime, completano il proprio turno contrattuale e sono ansiosi di tornare a casa, non hanno potuto farlo a causa dello scoppio del COVID-19 e della conseguente chiusura dei confini nazionali e della cancellazione dei voli. Di conseguenza, migliaia di marittimi che erano pronti a partire per il necessario avvicendamento sono rimasti bloccati in hotel e dormitori in tutto il mondo, ridotti ad elemosinare da istituti caritativi per le loro esigenze fondamentali come cibo, articoli da toeletta, carte sim, ecc.

A causa dell’impossibilità di scendere a terra e dell’accesso limitato al porto per effettuare visite a bordo, i marittimi sulla nave soffrono isolamento e grave stress fisico e mentale che porta molti membri dell’equipaggio sull’orlo della disperazione fino ad arrivare, purtroppo, a suicidarsi.

Abbiamo notizie di molti marittimi con condizioni mediche gravi e potenzialmente letali non correlate al COVID-19. Tuttavia queste necessitano di cure mediche urgenti che, purtroppo, sono state negate o sono state ritardate finché essi hanno dovuto essere trasportati su barelle. Inoltre, i marittimi tornati a casa dopo un viaggio lungo e drammatico hanno dovuto essere sottoposti a quarantena, o hanno sofferto discriminazione nel proprio Paese perché considerati portatori del coronavirus.

Purtroppo dobbiamo deplorare il fatto che, mentre i marittimi si adoperano, con dedizione e a costo di enormi sacrifici personali, affinché le catene di approvvigionamento continuino a funzionare, alcuni armatori, agenzie di reclutamento e dirigenti senza scrupoli usano la scusa della pandemia per revocare i propri obblighi nei loro confronti, rifiutandosi di garantire i loro diritti lavorativi, salari adeguati e la promozione di ambienti di lavoro sicuri e protetti per tutti.

Secondo un rapporto, i primi tre mesi del 2020 hanno visto un aumento del 24% di attacchi e di tentativi di sequestro da parte dei pirati rispetto allo stesso periodo del 2019. A quanto pare, il coronavirus non ha fermato le rapine a mano armata che continuano ad essere una minaccia per i marittimi aggiungendo ulteriore ansia ed apprensione ad esistenze già sotto pressione per l’incertezza cagionata dal virus.

Oltre alle sopraindicate esperienze dei marittimi, che descrivono una forma pericolosa di sostentamento, dobbiamo ora considerare la reale minaccia di perdere anche questa precaria forma di reddito, perché per molti significherà la perdita totale di guadagno e l’incapacità di assumersi responsabilità sociali e domestiche, come ad esempio il pagamento delle bollette, l’istruzione delle persone a loro carico e il benessere della famiglia.

Alla luce di quanto sopra, la celebrazione della Domenica del Mare, in particolare da parte dei cristiani, deve invitare tutti noi ad esercitare “un’opzione preferenziale per i poveri” marittimi, una scelta a vivere in solidarietà con loro. San Giovanni Paolo II ha chiamato la solidarietà una “virtù” e l’ha definita un “impegno irrinunciabile per il bene del prossimo”.

Questo dovrebbe essere il nostro atteggiamento nei confronti di questi marittimi, in quanto le persone che non sono povere soltanto perché espongono costantemente la loro vita al pericolo, ma che lo fanno per garantire i movimenti delle merci per una sana economia globale, meritano veramente la nostra stima e la nostra gratitudine.

Per questo motivo, vogliamo rilanciare il messaggio del Segretario Generale dell’IMO Kitack Lim: “Non siete soli. Nessuno vi abbandonerà”.

Non siete soli: i cappellani e i volontari della Stella Maris sono con voi ovunque voi siate, non necessariamente in cima alla passerella ma attraverso una “cappellania virtuale” che si tiene in contatto con voi mediante i social media, sempre pronti a rispondere alla vostra chiamata, a porgere un orecchio compassionevole e a pregare per il vostro benessere e la sicurezza delle vostre famiglie.

Nessuno vi abbandonerà: i cappellani e i volontari della Stella Maris saranno con voi nei prossimi mesi, quando la vostra capacità di resilienza sarà messa alla prova, e cercheranno di rispondere ai vostri bisogni materiali e spirituali. Essi saranno sempre al vostro fianco, alleviando le vostre preoccupazioni, difendendo il vostro lavoro e i vostri diritti e combattendo la discriminazione.

Non siete soli. Nessuno vi abbandonerà: il prossimo mese di agosto l’intenzione della preghiera universale che esprime la grande preoccupazione di Papa Francesco per l’umanità e la missione della Chiesa, è dedicata al mondo marittimo. Tutte le comunità cattoliche del mondo saranno invitate a pregare per tutti coloro che lavorano e vivono del mare, tra cui i marittimi, i pescatori e le loro famiglie.

Affidiamo a Maria, Stella del Mare, il benessere della gente del mare, l’impegno e la dedizione dei cappellani e dei volontari e preghiamo la Madonna affinché ci protegga da tutti i pericoli, in particolare dalla calamità del COVID-19.

Cardinale Peter K.A. Turkson Prefetto

 

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