La diffusione del Coronavirus nel mondo potrebbe comportare, secondo uno studio effettuato dalla società di consulenza Capital Economics, un danno economico simile a quello della crisi finanziaria del 2008, quando il Pil mondiale è arrivato a toccare la soglia dello 0,5%.
Infatti, durante questa settimana, i mercati finanziari di tutto il mondo hanno continuato a scendere in modo preoccupante, mentre sempre più Paesi hanno aumentato gli sforzi per contenere la diffusione del virus.
Lo Stato che al momento desta maggiore preoccupazione è senz’altro l’Iran con 245 contagi e 26 vittime, come dichiarato ieri. In base a questi numeri il tasso di mortalità è molto più alto rispetto agli altri Paesi coinvolti e c’è il sospetto che i dati ufficiali non siano reali e che i contagi siano minimizzati per non mettere in difficoltà il governo iraniano.
L’assenza di una cultura della trasparenza semina non pochi dubbi e in Iran la sopravvivenza del regime ha la priorità su qualsiasi altra considerazione, compresa la salute pubblica e soprattutto in questi tempi segnati dallo scontro con gli Stati Uniti. La negazione della realtà si manifesta in modo particolare nella città santa sciita di Qom, situata 150 chilometri a sudovest di Teheran ed epicentro dell’epidemia nel paese. La città, con una popolazione di 1 milione di abitanti, accoglie 20 milioni di visitatori all’anno, e le autorità religiose si sono rifiutate di rinunciare alle grandi preghiere collettive.
Intanto in Italia si stanno studiando misure governative con efficacia immediata per il turismo, il settore più colpito. E non solo. Come aumentano i contagi, aumentano anche i Paesi che chiudono le porte agli italiani e l’ultimo che si è aggiunto ieri è Israele che ha respinto un volo proveniente da Bergamo.
In questo momento è troppo presto per conoscere le conseguenze dell’epidemia, ma evidentemente un virus che non conosce frontiere sta complicando ulteriormente situazioni geopolitiche esplosive.
A Wall Street, per esempio, la grande del Coronavirus e crisi economiche è tutta nei numeri. I tre principali indici americani – Dow Jones, Standard & Poor’s 500 e Nasdaq – hanno sofferto giovedì la peggior perdita di sempre in termini di punti in una singola seduta. Oltre l’Oceano Pacifico le cose non stanno meglio perché le Borse asiatiche affondano sotto il peso dei timori sulla diffusione accelerata dell’epidemia del coronavirus che ha ormai raggiunto quasi 50 Paesi partendo dalla Cina.

