Era stato condannato per furto di energia elettrica, ma per la Cassazione andrà nuovamente riprocessato, con dibattimento fissato presso la la Corte d’Appello di Napoli. Il protagonista è un 42enne di Angri, proprietario di un immobile, condannato tempo fa a 9 mesi di reclusione. Fu scoperto, dopo aver manomesso il contatore dell’Enel, a rubare energia elettrica. Ma secondo il suo avvocato, i giudici lo avevano condannato solo valutando parzialmente gli elementi raccolti nei suoi confronti, durante il processo. E mettendo in rilievo la circostanza che il tecnico dell’Enel, durante il dibattimento, dichiarò di non essere in grado di stabilire se vi fosse stato un prelievo illecito di energia elettrica. Per i giudici di Salerno il reato fu consumato, essendo la base del contatore aperta, con tanto di viti rimosse. E il suono dell’allarme elettronico antitamper , che impedì la registrazione dei consumi.
Per la Cassazione, tuttavia, «poco rileva la circostanza che i cavi non fossero stati rinvenuti, all’atto della verifica, inseriti nella morsetteria, in quanto lo sfilamento dei morsetti è operazione che richiede pochi attimi e ben può essere stata realizzata all’atto in cui ci si è resi conto dell’arrivo dei verificatori. Tuttavia nessuna delle sentenze di merito spiega come e quanta energia elettrica sia stata sottratta e, soprattutto, come si concilierebbe la sottrazione con l’affermazione del giudice di primo grado secondo cui, non appena viene manomesso il contatore, scatta il dispositivo di allarme e l’energia elettrica viene interrotta». Se pure vi fu interruzione di energia elettrica nel momento in cui scattò l’allarme, dovranno deciderlo i giudici napoletani. Il furto, per i giudici della Suprema Corte, si è fermato allo “stadio del tentativo”
