Usciva oggi l’album più venduto negli Stati Uniti per tutto il 1980. Si tratta di un‘opera incentrata sulla storia di una rockstar di nome Pink che, a causa di una serie di traumi causati dalla morte del padre, dalla madre iperprotettiva, dagli insegnanti autoritari e dai tradimenti della moglie, arriva a costruirsi metaforicamente un muro per isolarsi dal resto del mondo.
Loro sono i Pink Floyd e l’album è ‘The Wall’. Per la prima volta nella storia della musica l’album ha una ‘trama’ e le canzoni sono unite da parlate e rumori di fondo che ricordano una vera e propria classe scolastica: elicotteri, scene di guerra, tutto riconduce alla storia di Pink.
Una storia in musica che, nel 1982, diventa un film diretto da Alan Parker. Pink è l’alter ego di Roger Waters o addirittura esprime con un personaggio il modo in cui gli stessi Pink Floyd si sentivano rispetto al loro pubblico dopo aver raggiunto l’apice del successo: disorientati.
Il film simboleggiò una nuova apertura della rock band verso la filosofia esistenzialista che per loro si identificava col filosofo Sartre. Curiosa e vincente, invece, fu la promozione dell’album ‘The Wall’: all’inizio di ogni concerto, saliva sul palco la cosiddetta “Surrogate Band”, quattro persone che indossavano maschere che riproducevano il volto dei veri membri della band.
Questa particolare trovata ha poi ispirato la copertina del doppio album dal vivo ‘Is There Anybody Out There?: The Wall Live 1980-1981’, pubblicato nel 2000. Dopo essere giunta sul palco la vera band, il concerto andava avanti accompagnato dalla proiezione di cartoni animati creati da Gerald Scarfe, su di uno schermo circolare. A metà dello spettacolo, tra ‘Another Brick in the Wall Part III’ e ‘Goodbye Cruel World’, in pochi minuti, veniva completato un muro di mattoni di polistirolo che divideva il pubblico dal gruppo.

