“Scarsi risultati in termini di produttività”. Questa la motivazione con cui la Corte dei Conti del Veneto ha condannato un giudice a versare 20mila euro allo Stato.
Protagonista della vicenda Aldo Giancotti, magistrato di Belluno. Negli anni scorsi lo stesso giudice aveva esposto lo Stato a risarcimenti per circa 40mila euro, corrisposti in favore di ex imputati che avevano invocato tutela ai sensi della Legge Pinto, contestando l’eccessiva durata dei processi cui erano stati sottoposti. Sette gli episodi di condanna, a fronte delle migliaia di cause trattate dal giudice.
La Corte dei Conti ha contestato dunque scarsi risultati ad un magistrato in ogni caso “dedito al lavoro, (che) trascorreva moltissimo tempo in ufficio e curava con grande scrupolosità la preparazione delle udienze e le istruttorie“.
Giancotti, attualmente magistrato presso la Corte di Appello, ha lavorato per 23 anni al Tribunale di Belluno, presso cui è stato per anni destinato alla funzione di Gip.
Numerosi gli attestati di stima riscossi dai colleghi, che ne hanno a più riprese evidenziato la preparazione e la dedizione al lavoro. Una dedizione in effetti riconosciuta anche dalla sentenza che ne ha sancito la condanna al pagamento dei 20mila euro. La Corte dei Conti ha ritenuto però eccessiva e lesiva – nei confronti dello Stato – la sua lentezza.
Per il deposito di alcune sentenze Giancotti ha impiegato anche tre anni, cagionando in tal modo inevitabili ripercussioni negative nei confronti degli imputati, i cui tempi di difesa finivano quindi col subire eccessive e non legittime dilatazioni.
Da qui, l’apertura da parte della Corte dei Conti, di un procedimento nei suoi confronti, contestandosi “il danno derivato essenzialmente dal ritardo ingiustificabile nel deposito delle motivazioni delle sentenze“.
A propria difesa il magistrato ha addotto una serie di argomentazioni, essenzialmente incentrate sulle criticità – in primis il consistente carico di lavoro – che ne avevano ostacolato l’attività.
Argomentazioni giudicate però insufficienti dalla Corte dei Conti, che ha invece accertato il nesso causale “tra la condotta del magistrato e il danno, considerato che la richiesta di equa riparazione è scaturita proprio dai ritardi nella definizione di processi assegnati al predetto magistrato“.
In passato anche il Presidente del Tribunale di Belluno aveva assunto una posizione di nei confronti del magistrato, destinandolo alle funzioni di gip, “così da consentirgli di incamerare provvedimenti meno elaborati e in minor numero“.

