Assolti perché i fatti non sussistono. Si è conclusa così, dopo otto anni la vicenda che ha visto coinvolti due carabinieri, all’epoca dei fatti in servizio presso l’allora stazione paganese. A mettere la parola fine è stata la Corte d’Appello di Salerno, dove il pm Roberto Lenza aveva fatto ricorso. La Corte ha invece avallato la sentenza di primo grado, dinanzi al giudice monocratico Pietro Giocoli nel 2008, che aveva già assolto i due militari: il vicebrigadiere Antonio Covella e l’appuntato Gerardo Passaro (difesi dagli avvocati Bonaventura Carrara e Silverio Sica). Covella e Passaro furono accusati in concorso di calunnia e falso ideologico, con l’aggravante dei pubblici poteri ricoperti, per aver compilato, secondo l’accusa, un falso verbale d’arresto a carico del pregiudicato Gennaro Napolano. Secondo l’accusa Covella avrebbe omesso di denunciare di essere rimasto vittima di una precedente aggressione da parte di Napolano, per poi arrestarlo con accuse pretestuose il giorno dopo. Il contestato verbale d’arresto è del ventisei ottobre 2008, quando le manette scattarono per Gennaro Napolano e Alfonso Pepe, entrambi poi assolti il primo dicembre 2009 “perché i fatti non sussistono”, con rinvio degli atti al pm Roberto Lenza. Tra i testi venne sentito nel procedimento madre l’allora tenente della stazione dei carabinieri di Pagani, Fausto Mazzotta. «La denuncia non venne presentata, non direttamente – spiegò in aula – perché tutto rientrava nell’informativa». La notte dopo l’altero tra Covella e Napolano, quest’ultimo fu ricercato da cinque militari in forza alla caserma di Pagani, più un ulteriore equipaggio operativo, con tre auto e uno stato d’arresto di fatto, tecnicamente non ancora eseguito, a detta del tenente, senza fargli incontrare il difensore se non dopo tempo. Covella, intanto, per delle lesioni subite dopo l’aggressione, ottenne il 25 ottobre 2008 un certificato medico che prescriveva riposo per dieci giorni, salvo essere in servizio per le ricerche e l’arresto di Napolano il giorno dopo. Le operazioni per rintracciare l’autore dell’aggressione puntarono al suo domicilio nel quartiere Barbazzano e a quello della madre nel centro della città, con un inseguimento finale conclusosi in via Sorvello a Pagani, su ordine del tenente Mazzotta, prima, e dell’allora comandante della compagnia dei carabinieri di Nocera Inferiore, il maggiore Massimo Cagnazzo. Era l’inizio di una vicenda che ha visto due uomini dell’Arma a processo, una vicenda portata avanti a rilento nelle aule giudiziarie del tribunale, una vicenda che si è conclusa solo l’altra mattina dinanzi alla Corte d’Appello di Salerno. Ora i due militari possono tirare un sospiro di sollievo. Per tutta la durata del procedimento Covella e Passero furono trasferiti in altre sedi ed hanno operato, sinora, lontani dalla Tenenza paganese.

