Un errore nei tempi di decorrenza dalla custodia cautelare in carcere e il Riesame annulla l’ordinanza che il tribunale di Nocera Inferiore aveva disposto per alcuni esponenti del clan Fezza – D’Auria. L’errore commesso dalla Dda di Salerno e in seconda battuta, dal tribunale di Nocera poi, che aveva deciso che alcuni degli indagati nel processo “Taurania Revenge” dovessero restare in carcere nonostante la decorrenza dei termini, è stato valutato ieri mattina dal Riesame di Salerno. I giudici hanno annullato l’ordinanza, senza però scarcerare i diretti interessati. La decorrenza dei tempi avverrà infatti solo nel 2017 e non nel 2016, come avevano calcolato Antimafia e tribunale. Le posizioni erano quelle di Andrea De Vivo e Vincenzo Confessore, entrambi sottoposti anche al regime del carcere duro e considerati componenti del «braccio armato» del clan camorristico Fezza – D’Auria Petrosino. Con loro, c’erano anche Michele Pisciotta e Gennaro Napolano. I quattro sono attualmente sotto processo nel «Taurania Revenge», la maxi inchiesta dell’Antimafia che muove le sue accuse intorno ad un presunto sistema, attivo nel comune di Pagani, dedito ad un controllo del mercato della droga nelle mani del boss Antonio Petrosino D’Auria
Il tribunale di Nocera Inferiore, in vista della scadenza dei termini di carcerazione per alcuni degli imputati, aveva sospeso tutto con un’apposita ordinanza per diverse ragioni. Tra queste, la complessità del processo, la delicatezza di alcune posizioni e il materiale probatorio da valutare. Nel 2017, i giudici nocerini potrebbero decidere di sospendere nuovamente la scarcerazione per alcuni degli indagati. Per alcuni, pende tuttavia anche l’esito del processo per l’omicidio del tunisino Aziz, pronto a ricominciare in questi giorni a Salerno, dopo l’annullamento di tre condanne di ergastolo disposto dalla Corte di Cassazione.

