Angri, l’addio a Peppe Gallo: il ricordo e le lacrime della città

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Intendo manifestare in modo tangibile il dolore e il cordoglio per questa perdita che ha colpito tutta la comunità, per tutto lo svolgimento dei funerali.

C‘erano oltre i familiari, tanti colleghi, clienti e semplici cittadini che hanno voluto salutare per l’ultima volta Giuseppe Gallo per molti il semplice Peppe, ed esprimere la loro partecipazione in segno di raccoglimento e rispetto, nella Collegiata di San Giovanni Battista.

Sono abituato a farmi lasciar trasportare con l’emozione che sento dentro, ma in questa situazione capirete la mia difficoltà, anche perché questo è un discorso difficile, si incrociano gli sguardi dei familiari, si prova lo strazio per la perdita del caro congiunto.

Trasmettere coraggio in un caro abbraccio a confortare con un sussurro di parole d’incoraggiamento ad andare avanti rivolto ai figli, la moglie, fratelli e sorelle.

Le persone non dovrebbero mai lasciarci, vanno via ma nonostante ciò continueremo ad amarle.

Per tanti il caro Peppino continuerà a vivere attraverso il suo chiosco, quel chiosco della villa comunale, tappa di tante generazioni, ma anche in tutti quei ragazzi che nel passato vivevano di spensieratezza, o di quelli che oggi o nel futuro cercheranno la goduria di una consumazione tra le bellezze della natura ed il canto degli uccelli.

Era importante per lui avere una vita colma, sembrava riservato ma così non era, dentro aveva ancora tanto da offrire, come l’eredità che lascia, importante, ed è un’eredità non fisica o di lavoro, ma di amore verso la famiglia e la vita.

GALLO – RSIPOLI – D’ANTONIO

Anche quando dipendente comunale come storica figura di riferimento per il macello comunale ha vestito la divisa di vigile sanitario, poi l’avventura che lo ha portato a subentrare dopo Pinotto, a diventare gestore del chiosco insieme alla moglie Franca (Pupetta), ai cognati Alberto e Silvana Longobardi.

Erano i primi anni del 1985, con l’aggiunta poi dei figli, Matteo e la moglie Marianna Taumaturgo, Rosario, mentre Salvatore e la moglie Giovanna sono emigrati in Olanda e aperto il Jammo Já, l’espressione tipica napoletana che negli anni hanno raccontato sicuro una bella realtà di una storia incredibile.

Parentesi calcistica “inter nos” a vestire la maglia della squadra “Speranze Angresi” fondata dal compianto Carmine Testa, insieme a tanti nomi che hanno fatto un pezzo di storia della nostra città è di giocare quanti più tornei possibili cui Peppe era sempre presente.

È grazie alla società messa su’, lo Chalet Doria è divenuto il vero punto di riferimento della città, ridando una visione diversa oltre al caffè, ai gelati, frappè, pop corn, hot dog, bibite e tante sfiziosità per grandi e piccoli, era la novità, era ed è la meta dell’estate e di quel periodo.

Il chiosco era divenuto negli anni meta di turisti e dove poter festeggiare gli eventi, dove per magia i tavolini non erano molti, ma si moltiplicavano nei giorni della festa patronale, oppure quando si doveva assistere al concerto del cantante famoso che veniva per rendere le serate più indimenticabili e proprio in quei giorni non c’era più un confine tra chiosco, palco e aiuole, diventava un tutt’uno.

Vuoi mettere potersi sedere al fresco della villa comunale con una canzone come sottofondo e assistere a decine di ragazze/i che ti passavano davanti?

Intanto prendevano vita, i primi Arcade (Giochi cabinati), il calcio balilla, le giostrine per i più piccoli, lunghe file di ragazzini che attendevano impazienti per una partita, o di giostrine piene di bambini nei giorni di festa, mentre la musica che usciva da quelle casse era un pretesto per allontanarsi e continuare a chiacchierare in un posto meno rumoroso.

Poi l’inverno e il chiosco andava in letargo, i tavolini venivano rinchiusi, le foglie che cadevano dagli alberi coprendo buona parte della villa erano sempre di più e si aspettava che il freddo andasse via. Mesi di attesa, ma poi, l’arrivo della primavera si vedeva riaprire quella cartolina del chiosco che timidamente rinasceva, ma che al suo interno conservava i tanti ricordi passati.

Il chiosco consideriamolo un monumento: se lo si guarda bene, è maestoso, ha un suo stile, è un signor chiosco grazie proprio a Peppe, e grazie per quello che in questi anni ci hai regalato, buon viaggio Papone!

Alla fine della liturgia è stata letta dall’altare una lettera scritta dalla nipote Linda Longobardi al caro zio Peppe.

Caro Peppe, Caro papà, Caro zio, Caro nonno, Caro come lo sei sempre stato nella vita, per tutti noi. Sempre presente! Tu che hai saputo ascoltare più che parlare, ma con i gesti e con le azioni sei stato un amorevole consigliere, senza mai giudicare. Adesso siamo tutti qui ad accompagnarti nell’ultimo viaggio di cui sappiamo la meta “Il Paradiso”… che attende gli uomini buoni. Lascerai un vuoto incolmabile in ognuno di noi, perché il tuo posto non potrà mai essere sostituito da nessun altro. Noi pregheremo per te E tu per noi continua ad essere la luce che guida il nostro cammino. Ti amiamo immensamente.