«Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male». Nasceva oggi a Napoli Eduardo De Filippo, attore, regista, sceneggiatore, drammaturgo, scrittore e poeta. Insomma, uno straordinario protagonista del panorama culturale italiano del Novecento, autore prolifico e genio creativo apprezzato in tutto il mondo, che ha saputo coniugare tradizione e modernità.
Figlio d’arte dell’attore Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo, fratello degli attori Peppino e Titina, da giovane debutta sul palcoscenico con la compagnia paterna nel ruolo di ‘Peppiniello’ in “Miseria e nobiltà”(1905). Nel 1913 entra in quella del fratellastro, Vincenzo Scarpetta, e vi rimane fino al 1920, quando viene chiamato alle armi. Finita la leva militare, riprende a recitare. Si unisce a vari gruppi di attori per poi tornare a quella di partenza. Qui trova anche Peppino e Titina.
Nel 1931 i due fratelli fondano la loro compagnia, “Teatro Umoristico I De Filippo”. Il 1954 è l’anno della rottura col fratello. Titina rimane con Eduardo fino al 1954. Quest’ultimo scrive numerose commedie: “Natale in casa Cupiello”(1931), “Napoli milionaria”(1945), “Questi fantasmi”(1946), “Filumena Marturano”(1946), “Le voci di dentro”(1948). Nel 1932 debutta anche nel cinema. La prima vera interpretazione significativa, però, è del 1934 ne “Il cappello a tre punte”, di Mario Camerini. Da non dimenticare: “Traviata ’53″(1953) di Vittorio Cottafavi, “Tempi nostri”(1954) di Alessandro Blasetti e “L’oro di Napoli”(1954) di Vittorio de Sica. Inaugura la carriera di regista con “In campagna è caduta una stella”(1940), seguiti da: “Ti conosco mascherina!”(1943), “Napoli milionaria”(1950), “Filumena Marturano”(1951), un episodio di “I sette peccati capitali”; “Marito e moglie” e “Ragazze da marito” tutti del 1952, “Napoletani a Milano”(1953), “Questi fantasmi”(1954), “Fortunella”(1957), “Il sogno di una notte di mezza sbornia”(1959), un episodio di “Oggi, domani, dopodomani”(1965) e “Spara forte, più forte … non capisco”(1966). Molti di questi film costituiscono la trasposizione cinematografica delle sue commedie teatrali.
Nel 1984 compare nello sceneggiato “Cuore”, di Luigi Comencini, tratto dal romanzo di Edmondo De Amicis. Questa interpretazione rappresenta la sua ultima apparizione sul piccolo e grande schermo. Il suo contributo al servizio del teatro e della cultura che gli valse l’assegnazione di prestigiosi premi e, nel 1981, il più alto riconoscimento con la nomina a Senatore a vita, costituisce tuttora un autentico punto di riferimento per generazioni di artisti.

