Libera di riprendersi la sua vita, tornare a casa, riabbracciare i suoi genitori. La libertà oggi ha il nome e il volto meraviglioso di Silvia Romano, la cooperante di 25 anni rapita il 20 novembre di due anni fa in Kenya. Oggi Silvia è libera, grazie a un intenso e costante lavoro dei servizi di intelligence esterna dell’Aise.
Un lungo applauso – durato circa 5 minuti – e campane in festa hanno accolto a Milano la notizia dell’arrivo della cooperante rapita. Al rintocco delle campane della chiesa in fondo a via Casoretto, dove la giovane abita con la mamma, i vicini di casa si sono affacciati ai balconi, hanno battuto le mani per diversi minuti per il flash-mob organizzato per il suo rientro in Italia. Anche in strada alcuni abitanti del quartiere hanno applaudito con gioia alla sua liberazione. Ai balconi sono stati appesi dei palloncini e diversi striscioni.
Secondo fonti investigative, Silvia Romano si sarebbe convertita all’Islam durante il sequestro. La conversione, precisano le fonti, potrebbe essere dovuta alla «condizione psicologica in cui si è trovata durante il rapimento». Una versione che non collima con quanto dichiarato dalla giovane, secondo il sito online di Open: «Mi sono convertita all’Islam. Ma è stata una mia libera scelta, non c’è stata nessuna costrizione da parte dei rapitori, che mi hanno trattato sempre con umanità. Non è vero invece che sono stata costretta a sposarmi, non ho avuto costrizioni fisiche né violenze». Dopo l’arrivo e e il test del Coronavirus, la volontaria italiana è attesa in via Salaria, nella caserma del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri per un colloquio-deposizione, utile a ricostruire i dettagli del rapimento, della sua permanenza in mano ai sequestratori e altri particolari necessari agli inquirenti per ricostruire la vicenda.
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