L’EDITORIALE – FASE UNO E MEZZO, MEGLIO CHIAMARLA COSI’

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Burioni, confortato in questo anche dal discusso Ricciardi, ieri sera da Fazio è stato netto. Abbiamo già sbagliato una volta – quando è arrivato il virus – a sottovalutare il fenomeno e tale sottovalutazione ha fatto dell’Italia il cratere del Corona. Ora non sbagliamo una seconda volta, ovvero la Fase 2 solo a determinati condizioni, un altro sbaglio sarebbe stavolta imperdonabile.

Le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e la necessità di analisi ed intervisti di natura strettamente epidemiologica sono questioni che vanno affrontate alle svelta per poter almeno parzialmente riaprire dal 4 maggio in poi. E da quel che si capisce, potrebbe trattarsi di una riapertura scaglionata, sia nelle attività che per aree geografiche.

Burioni dice che in questa delicata fase la politica interroga la scienza per ottenere certezza ma che nello stesso tempo la scienza non è in grado di fornire risposte nette e secche, mancano ancora studi e dati, la scienza va per osservazione non per sensazione.

Allora facciamo così, tentiamo di arrivare almeno a un compromesso tra due settimane. Prendere decisioni, anche se fatalmente parziali, secondo scienza e coscienza, cercando di non sbagliare, tornare indietro e richiudere sarebbe una sconfitta oltre che una mazzata generale, guai se rispuntano contagi ulteriori.

Chiamiamola fase uno e mezzo, per la 2 l’inizio di maggio è troppo presto etichettarla tale. Dopo il 4, viene il 5. Ei fu siccome immobile, dato il mortale sospiro…