Il “Mauro Scarlato” di Scafati, se da una parte è posto al centro di dibattito su messa in sicurezza e quello che sarà, dall’altra sta entrando nel pieno delle operazioni, anche con risultati incoraggianti. Lo rivela l’esperienza dell’avvocato di Castel S. Giorgio, Pasquale Zambrano.
L’uomo si era messo volontariamente in quarantena con tutta la famiglia. La moglie, medico, era rientrata da Parma per una visita ad una parente a sua volta ricoverata. Da qui la decisione coscienziosa. Il 2 marzo, quasi per “beffa”, ad un’udienza affollata al tribunale per i minorenni di Napoli, ha saputo che alcuni avevano contratto il virus. L’11 marzo, nove giorni dopo il probabile contagio, i primi cenni: febbre e tosse secca, anche se non eccessiva. Trasportato all’Umberto I di Nocera, dai primi accertamenti, non sembra fosse covid-19. E’ la tac a rilevare una polmonite interstiziale, dunque tampone e positività.
Domenica, la decisione di trasferirlo a Scafati presso la struttura ospedaliera allestita presidio Covid-19, dove attualmente gli viene somministrata la cura sperimentata dall’istituto nazionale per i tumori, “Pascale” e “Cotugno”. L’avvocato residente a Pagani, durante un’intervista al quotidiano “La Città”, ha riservato parole di elogio per la struttura scafatese – “All’ospedale di Scafati, che è un centro di eccellenza, siamo due in una stanza, siamo seguiti da un personale molto attento e in locali puliti. Speriamo di uscirne presto” –

