Hammamet, il film su Craxi che non ti aspetti

0
156

Cinema. Dal 9 di gennaio è nelle sale “Hammamet”, il film di Gianni Amelio con Pierfrancesco Favino (Bettino Craxi), Livia Rossi (Stefania Craxi, nel film Anita), Alberto Paradossi (Bobo Craxi), Luca Filippi (Fausto), Silvia Cohen (Patrizia Caselli), Renato Carpentieri (il politico), Claudia Gerini (l’amante).

Una pellicola molto discussa, guardata con pregiudizio già durante le riprese. Si tratta di un lavoro cinematografico che fin dalla prima ora ha diviso il pubblico in delusi e nostalgici, favorevoli e contrari. C’è chi ha molto apprezzato la delicatezza del film e chi invece, come alcune penne illustri, ne ha aspramente criticato regia e drammaturgia.

Ci si aspettava un racconto del Craxi politico negli anni del PSI e ci si ritrova di fronte al racconto di un gigante che fu, durante gli anni dell’esilio in Tunisia.
Un uomo agonizzante nel corpo e nell’anima: il diabete incalza, il cuore vacilla, poi il tumore. La straordinaria interpretazione di Favino restituisce l’ex Presidente del Consiglio con la stessa arroganza che lo distingueva; la superbia dei suoi gesti, gli sguardi sicuri e profondi, penetranti che assoggettavano gli interlocutori. I suoi eloquenti silenzi. I discorsi, le pause… il popolo non la gente.

Bettino Craxi, un personaggio le cui mille e mille sfumature, il cui spessore politico, in un contesto storico come gli anni in cui sedeva sullo scranno più alto, gli anni di “Mani Pulite”… dieci vite vissute in una sola, difficile se non impossibile da imprimere, fissare, racchiudere nell’arco temporale di un lungometraggio.
C’era da fare una scelta e tra le tante strade percorribili, Amelio ha preferito accarezzare la regia, portando sul grande schermo il profilo umano del protagonita.

Alla sceneggiatura a volte lacunare per quanti conoscono tutta la vicenda, corre in soccorso la fotografia di Luan Amelio Ujkaj che immerge lo spettatore in un ambiente caldo e avvolgente. Le musiche di Nicola Piovani non sottolineano ma esaltano la narrazione umana del protagonista, in un luogo straniero che diventa “casa”.
L’angoscia, la rabbia, la follia, il malessere, i rapporti familiari e amicali, il dispiacere, una certa brama di vendetta, il potere, la consapevolezza della fine di un’epoca sono note scritte sui pentagrammi del maestro Piovani.

In “Hammamet” non c’è sicuramente molto spazio per lo sviluppo dei profili che hanno animato e popolato la vita di Bettino Craxi. La straordinaria interpretazione di Favino è quasi oscurante per tutti gli altri ruoli; tuttavia è da segnalare il dialogo tra Favino e Carpentieri (il politico): un cameo di particolare verità e intensità. Un momento “alto” del film che va seguito con attenzione e che, probabilmente, riassume in poche battute, uno spaccato scottante della Storia recente italiana.

Il film non è assolutamente “cronaca” né manifesto militante, è planare dall’alto sulla vita di un uomo all’interno di una vicenda che ancora oggi, a vent’anni dalla sua morte, scotta parecchio.
Nelle giornate limpide, in riva al mare, Craxi poteva guardare l’Italia: il paese da cui decise di andar via.

Curiosità: il film è distribuito nelle sale cinematografiche italiane da 01 Distribution dal 9 gennaio 2020, a dieci giorni dal ventennale della morte di Craxi; nel primo giorno di programmazione, “Hammamet” ha incassato 194.890 euro.
Il trucco che ha reso Favino un perfetto Craxi è di un fuoriclasse del make up artist: Andrea Leanza, 37 anni di Saronno, che ha impiegato circa un anno di sperimentazione per rendere, con l’aiuto di Federica Castelli e Massimiliano Duranti, le 39 facce indossate dall’attore romano. Ci sono volute quattro ore e mezza al giorno per trasformare il volto di Favino.