“La mafia è una montagna di merda”, un urlo di denuncia diventato negli anni un aforisma d’autore. Quell’autore che nacque il 5 gennaio del 1948 a Cinisi in Sicilia e che si chiamava Giuseppe “Peppino” Impastato.
Giornalista e anche poeta ma soprattutto attivista italiano, membro di Democrazia Proletaria, nato da padre mafioso al quale si è ribellato con coraggio rompendo ben presto ogni rapporto.
Una provincia difficile quella di Palermo negli anni in cui Peppino svolge attività politico culturali denunciando senza mai risparmiarsi gli affari di Cosa Nostra. Impegno costante che gli costò la vita: il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, un attentato organizzato dalla ‘ndrangheta gli tolse la vita.
Durante quella notte di quarantadue anni fa, mentre faceva ritorno a casa, dalla sede di una piccola emittente radiofonica, fu costretto a salire in un’auto, fu portato in un casolare, fu ammazzato.
La sua fu una morte che non fece molto notizia perché nello stesso giorno, il 9 maggio del ’78, fu ritrovato il cadavere del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, a Roma. Si disse che Peppino Impastato si fosse suicidato. Il suo cadavere imbottito di tritolo, saltò in aria.
Intanto sui muri di Cinisi un manifesto diceva che si trattava di un omicidio di mafia. Un altro manifesto a Palermo, recava la scritta: “Peppino Impastato è stato assassinato dalla mafia”. Al funerale di Peppino circa mille persone provenienti in gran parte da Palermo e dai paesi vicini.
L’11 maggio il Centro siciliano di documentazione di Palermo, assieme ad altri presenta un esposto alla Procura in cui si sostiene che Peppino è stato assassinato. Il 16 maggio la madre e il fratello Giovanni, inviarono un esposto alla Procura indicando Badalamenti come mandante dell’omicidio. Gli elettori di Cinisi votarono il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale.
Anni difficili, di depistaggi, di archiviazioni, di lotte, di tenacia e coraggio fino a quando il 5 marzo del 2001, la Corte d’assise ha riconosciuto in Vito Palazzolo il colpevole condannandolo a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti, il mandante, è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.
Peppino Impastato, vittima innocente di mafia.
“Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore.”

