“L’isola dell’abbandono”, ultimo libro di Chiara Gamberale, edito da Feltrinelli, affronta coraggiosamente il tema dell’abbandono attraverso il mito di Teseo e Arianna.
La storia ci racconta che Teseo, solo con l’aiuto di Arianna riuscì a ritrovare il giusto percorso e a uscire dal labirinto, ma quello che pare prevedibile, ossia il rientro dei due ad Atene, non si attuò perché Teseo abbandonò Arianna nell’isola di Naxos.
L’espressione piantare in asso, sembra derivare proprio da questa realtà che vede Arianna abbandonata “in Naxos”.
E proprio in questa isola si svolge buona parte della storia del libro della Gamberale: la vita che si dipana nel dedalo di un’introspezione psicologica che accompagna le trasformazioni della protagonista e sfocia nel ritmo inafferrabile degli eventi.
Il personaggio principale è alle prese con una relazione complicata ma necessaria a supportare l’inconscia paura di perdere il controllo della propria vita. Solo questa paura può spiegare l’essere disposta a subire l’alternarsi di stati d’animo di un compagno sempre in bilico tra l’assolutezza dell’amore e la sua precarietà.
L’accollarsi il peso di una relazione oltre il limite della ragionevolezza, svela l’incapacità di vivere lasciandosi andare agli eventi, spesso incomprensibili, che la vita riserva. È lecito spaventarsi di fronte all’ignoto, non bloccarsi cercando di ripetere la routine, sicuramente rassicurante anche quando distruttiva.
L’incontro con un nuovo amore per la protagonista diventa l’occasione per scoprire aspetti di sé impensati. Ma il coraggio per assaporare una nuova consapevolezza non è ancora solido, perché spesso la risposta la si ritrova nell’andare via e non nel restare.
La vita spesso si presenta in modo violento e, in alcuni momenti, spesso i più importanti, devia il corso di un’esistenza impedendo di vedere la sponda dove approdare.
A volte si scappa, poche si resta, anche quando sarebbe opportuno fermarsi per scoprire i segni del cambiamento; le trasformazioni diventano un modo per continuare a vivere e rigenerarsi in un nuovo amore che può donare un figlio.
È quello il momento in cui la vita cambia, stravolge e modifica quella stabilità che si credeva ottimale, e tutto riparte e continua a cambiare orizzonte, ma la paura non rappresenta più il limite da cui fuggire.
Ritrovarsi in cerchi concentrici di cui non si conosce l’origine né la destinazione, questa è la vita che si rivela nella sua straordinaria forza e fa dire: “Se sapessimo di che cosa abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore”.

