Oltre 100 testimoni. Ex sindaci, dirigenti, operai, dipendenti dell’ufficio tecnico e persino un sacerdote. Saranno i protagonisti del processo che dovrà far luce sulla strage di Rampa Nunziante, il terribile crollo della palazzina con vista sul mare che all’alba del 7 luglio del 2017 ha ucciso otto persone.Dettagli emersi dal fascicolo che, nei prossimi giorni, darà vita al maxi-processo che vede imputate 15 persone. Le accuse contestate, a vario titolo, sono di falso ideologico e omicidio colposo. L’udienza dello scorso 6 febbraio, che per la scelta del rito abbreviato vedeva imputato solo Roberto Cuomo, fu rinviata per essere accorpata al processo con rito ordinario del 6 marzo che vede imputate altre 14 persone accusate a vario titolo di falsa attestazione, falso ideologico, disastro e omicidio colposo. Le indagini sul crollo che ha causato la morte di otto persone, tra cui due bambini, sono terminate nello scorso aprile con 15 avvisi di garanzia. Nel corso dell’udienza preliminare davanti al Gip, il pm aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati per i vari capi di imputazione: omicidio colposo, disastro e falso ideologico. Poi a dicembre il “colpo di scena” con l’estensione dell’accusa di omicidio colposo plurimo. La decisione dopo l’acquisizione di nuove fonti di prova nelle mani del pm Andreana Ambrosino: anche Lafranco, secondo l’accusa, sapeva dei lavori al secondo piano, nell’appartamento venduto a Gerardo Velotto. Secondo le relazioni prodotte dai tecnici della Procura, sono stati i lavori in quell’immobile e l’abbattimento di travi e maschi murari, a provocare il cedimento dell’ala nord, causando la morte di Pasquale Guida, Anna Duraccio e i figli Francesca e Salvatore Guida, Giacomo Cuccurullo, Adele Laiola e il figlio Marco Cuccurullo e infine la signora Pina Aprea. Sono in tutto 15 gli imputati. Escluso Cuomo, gli altri si presenteranno alla prima udienza del processo. Risponderanno di falsa attestazione (Ilaria Bonifacio, Massimo Lafranco, Rosanna Vitiello, Marco Chiocchietti, Luisa Scarfato e Emilio Cirillo), falso ideologico (Rita Buongiovanni, Giuseppe Buongiovanni, Donatella Buongiovanni e Roberta Amodio) ed omicidio colposo (il proprietario dell’appartamento in ristrutturazione Gerardo Velotto, il progettista e responsabile dei cantieri Massimiliano Bonzani, l’operaio edile che lavorava in uno degli appartamenti Pasquale Cosenza ed il proprietario di tre unità abitative nell’edificio Aniello Manzo).

