La Compagnia dei piccoli attori capitanata da Antonio Grimaldi, fondatore del teatro Grimaldello, artista sensibile alle molteplici diversità, ha ieri sera nel chiostro del Complesso di S. Antonio, messo in scena la performance dal titolo “Il chiedo scusa due punti Pinocchio”.
I giovani interpreti hanno dato dimostrazione di maturità artistica, calcando la scena senza esitazioni, consapevoli del ruolo ricoperto nel trasmettere il valore delle emozioni al pubblico presente.
La favola di Pinocchio scritta da Carlo Collodi è tra le più conosciute dalle generazioni di tutti i tempi; molte sono le interpretazioni che nel corso degli anni sono state formulate considerando la figura dell’autore, il momento storico in cui l’opera è stata scritta, la valenza esoterica che le si è attribuita.
Pinocchio è inizialmente un burattino di legno anomalo nel suo genere, perché pur non essendo fatto di carne ed ossa dimostra di possedere le caratteristiche di un bambino reale.
Il papà Geppetto è un semplice falegname con un forte senso di paternità, che si realizza attraverso la creazione del burattino che lo chiamerà “babbo”, ma questa piccola canaglia ne combinerà di tutti i colori prima di trasformarsi in un bambino buono.
Pinocchio non ama andare a scuola, il divertimento sembra essere il suo unico scopo e soprattutto racconta tante cose non vere che gli fanno allungare e accorciare il naso, nell’alternanza di verità e bugie, fino a diventare un ramo dove gli uccelli possono beccare il legno e trovare riposo.
L’attore-regista Antonio Grimaldi ha riportato la storia del discolo burattino ai giorni nostri, per rimarcare l’atteggiamento di esclusione che sempre più spesso si registra tra i giovani studenti a scuola e anche in altri luoghi.
La cronaca, nell’ultimo periodo e sempre con maggiore frequenza, riporta episodi di bullismo che incidono profondamente sulla serenità di chi diventa il bersaglio prediletto, spesso tra l’indifferenza, che diventa parimenti responsabile, della violenza perpetrata ai danni di chiunque.
Gli undici ragazzi coinvolti nella serata hanno rappresentato tutti questi elementi attraverso la mimica del corpo e l’espressione del volto in cui si delineava lo struggimento della sconfitta o l’esuberanza della violenza. Bravi!
Ma chi è quel burattino, è davvero così lontano dal nostro modo di essere?
Siamo tutti inclini alla ricerca di un divertimento che stordisce e pronti a schernire o allontanarci da chi non rientra nei canoni che sembrano essere gli unici accettabili?
Il teatro, la forma d’arte capace di intrattenere e di spingere alla riflessione … già riflettere e di questi tempi è davvero una fortuna riuscire ancora a farlo!

