Zohra, la domestica di 8 anni pestata a morte per aver liberato due pappagallini

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Nelle ultime ore, il mondo intero è rimasto impietrito davanti alla storia della piccola Zohra, la bambina uccisa a soli 8 anni per aver liberato due pappagallini.

Un hashtag rilanciato soprattutto su Twitter: #JusticeForZohraShah. Questo resta di una bambina di 8 anni barbaramente uccisa e forse anche abusata sessualmente in Pakistan. Zohra lavorava come domestica per una coppia benestante di Rawalpindi. Quattro mesi fa aveva lasciato la città di Kot Addu, nella provincia del Punjab, dove viveva con la sua famiglia poverissima per andare a lavorare in casa della ricca famiglia. Era stata assunta per prendersi cura del loro bambino di un anno. In cambio, i suoi datori di lavoro avevano promesso che l’avrebbero fatta studiare.

I datori erano una coppia benestante di Rawalpindi, in Pakistan. Questi l’avevano assunta quattro mesi fa in un villaggio poverissimo del Punjab, con una truffa: promettendo di farla studiare e ingannando la sua famiglia (che vive in condizioni disperate e non può permettersi un’adeguata istruzione) Zohra é l’esempio che c’è ancora molto da fare non solo per i diritti delle donne di ogni età, ma anche e soprattutto peri diritti umani. Zohra é stata uccisa, letteralmente massacrata di botte, per non aver adempiuto ai suoi compiti come avrebbe dovuto (secondo i suoi “datori di lavoro”, per i quali é d’obbligo l’uso le virgolette, visto che a lavorare era un bambino). Aveva, accidentalmente, liberato il due pappagalli i domestici della famiglia. La bambina, che ad otto anni si occupava della casa e badava ad una bimba di un anno e mezzo, é morta malmenata per questo. Dai racconti degli imputati emergono dettagli indicibili, come ad esempio che hanno continuato a colpirla a morte nonostante le urla e i pianti di lei, nonostante implorasse pietà. Per la sua natura efferata il crimine ha sconvolto il Pakistan e il mondo intero.

Da tempo, gli attivisti per i diritti umani chiedono al governo leggi più severe contro la schiavitù minorile. Perché in questo caso i diritti delle donne e delle bambine sono intersezione in una triste e tremenda urgenza: “Fermare il lavoro minorile, una volta per tutte. Per sempre”.

In Pakistan sono 8 milioni i piccoli lavoratori, tra i 10 e i 14 anni,che per colpa della crisi sono costretti a lavorare per poter portare qualche soldo a casa o,per saldare i debiti fatti dai loro genitori . Lo sfruttamento minorile in Pakistan è ancora perfettamente legale. In un Paese in cui l’economia è in continua crescita, il 32% della popolazione urbana vive sotto la soglia di povertà con tassi di mortalità infantile di 136 su mille. La metà circa dei bambini abbandona la scuola sin dalle prime classi elementari, mentre il 21% dei ragazzini e la metà circa delle bambine non vengono neppure iscritti. L’Unicef, insieme a varie organizzazioni non governative pakistane, si muove su due fronti: da una parte attraverso strumenti di controllo e di pressione sulle ditte produttrici per contrastare l’impiego di minori, dall’altra con programmi scolastici e di formazione professionale. Si cerca così di creare una valida alternativa da offrire ai bambini e alle loro famiglie. Tra i progetti in corso alcuni fra i più importanti vengono attuati nelle zone industriali ad alta intensità di lavoro minorile, soprattutto nell’area di Sialkot.