Una bella intervista con Clelia Attanasio, ventiquattrenne nocerina in partenza per l’Università di Cambridge dove le è stato assegnato il Dottorato di ricerca in Teologia e Studi Religiosi.
Clelia è minuta, ma esplosiva nel raccontare di sé e dell’esperienza che l’aspetta; incarna quel modo di essere giovani che è bello raccontare.
Mamma casalinga e papà professore all’Università di Salerno, una famiglia aperta e interessata alla conoscenza che l’intraprendente Clelia, ha trasformato in una passione che le ha consentito di spiccare il volo.
Nel 2012 segue il Corso triennale di Filosofia, per poi continuare con la Magistrale in Filosofia con una tesi in Filosofia Medievale, dopo ancora il Dottorato di ricerca in Storia della Teologia.
Nel frattempo partecipa nel ruolo di finalista al Campiello giovani 2015 con il racconto “Fuoco”, e insieme ad altri due coetanei fonda una rivista letteraria “Il rifugio dell’Ircocervo”. Vorrebbe diventare una scrittrice.
Come mai hai scelto il tema teologico per il dottorato?
M’interessava la domanda sull’esistenza di Dio, o sulla non esistenza. Faccio una tesi sulla teologia negativa, quindi tutto impostato sull’incomunicabilità di Dio, e il tema della comunicabilità ad alti livelli, come quello della teologia, mi interessa. M’interessa l’uso del linguaggio.
Come ti sei trovata nell’Università di Fisciano?
È un’università abbastanza “giovane”, ha avuto una crescita esponenziale anche perché siamo il campus più grande d’Italia, siamo una comunità, una piccola città. Fisciano è un ambiente molto aperto, ci si ritrova in un ambiente didattico validissimo e anche umanamente ricco. Siamo pochi e i professori riescono a seguirci davvero.
L’approccio universitario è differente rispetto al contesto liceale, nel quale non ho trovato uno spazio congeniale al mio modo di essere e credevo di avere difficolta, dal punto di vista didattico.
Mi pare di capire che come liceale ti sei sentita inadeguata.
Assolutamente, sono arrivata all’università convinta, perché mi avevano convinto, di non essere in grado di affrontarla didatticamente. Invece, non ho mai preso un voto inferiore al 29, ma non perché sono un genio, perché evidentemente questa era la mia strada e l’ho capito da sola.
Se avessi seguito le indicazioni ricevute al liceo, probabilmente ora sarei ad ingegneria, perché secondo loro in quel campo si trova lavoro. Ma se tutti ci buttiamo dove c’è lavoro, poi ci ritroveremo tutti in un altro imbuto e tutti migreranno e faranno altre cose…
E come ti sei trovata con gli altri studenti?
Benissimo. Ho stretto delle amicizie che mi rimarranno per tutta la vita. Sono stata davvero fortunata, eravamo 15 – 16 persone, ma veramente uniti come in una famiglia. Nessuna invidia.
Quindi, ti sei distaccata dall’ambiente nocerino?
Un pochino sì, perché quando mi sono iscritta all’università, io nei 4 anni e mezzo degli studi, ho vissuto molto il campus. Ho fatto parte delle associazioni, sono stata rappresentante degli studenti per due volte, mi sono impegnata tanto. A Nocera ho tante amicizie, quelle dell’infanzia che ti porti dietro da quando sei bambino, e ti rimarranno per sempre. Ma se devo dire di aver costruito qualcosa da un punto di vista intellettuale, ho sicuramente fatto più a Fisciano.
L’interesse per la teologia dove e quando nasce?
Quando ho iniziato con Filosofia, ho pensato mai la Storia medioevale perché avevo il pregiudizio. Al liceo storia medioevale si fa malissimo, sono mille anni di storia e a stento si studia S. Agostino e S. Tommaso e tra i due passano mille anni che non possono essere tralasciati.
Nei programmi la storia è marginalizzata, la nuova tendenza è quella per cui la filosofia si decontestualizza dal contesto storico, e questo non è un bene, non segui un percorso.
E cosa ti conduce a Cambridge?
Ho fatto tre domande di dottorato, una a Salerno l’anno scorso, dove sono risultata idonea, ero la sesta su cinque borse disponibili; la mia idea era comunque il dottorato e ho fatto richiesta in Scozia e in Inghilterra. In entrambi i casi, ho avuto una risposta positiva e poi ho scelto Cambridge che ho poi rifiutato, perché nel frattempo ho vinto a Salerno.
Hai avuto difficoltà ad accedere al Dottorato?
No, il merito conta. Avevo la media del 30, mi sono laureata in 4 anni e mezzo, ho fatto due tesi sperimentali, ho una serie di attività extracurriculari che all’estero valutano bene, conosco l’inglese che è bene imparare subito anche iniziando a seguire film in lingua o canzoni. Io ho imparato così anche se poi ho sostenuto degli esami specifici.
Hai pensato di accettare subito l’offerta del dottorato a Cambridge?
Quando mi hanno chiamato già stavo facendo il dottorato a Salerno, ma ho pensato che la paura di un cambiamento radicale non doveva impedirmi di accettare. I miei genitori sono contentissimi anche se da genitori hanno pianto all’idea del mio allontanamento.
Come ti vedi tra cinque anni? Pensi di rientrare in Italia?
Rientrare è complicato quando sei uscita dall’Italia. Tra qualche anno mi vedo a fare un post-dottorato, non mi interessa tanto dove, penso che questa esperienza cambierà il modo di approcciare il lavoro.
Desideri una famiglia?
È un problema che mi sono posta, da donna lavoratrice cerco di capire come coniugare il lavoro e la famiglia, viviamo in una società patriarcale è inutile negarlo, ma io voglio fare entrambe le cose, non voglio negarmi il piacere di una famiglia e dei figli. Dopo essermi stabilizzata, spero il prima possibile, il mio focus è riuscire a fare entrambe le cose al massimo livello. Anche perché se non torno in Italia, sono sicura che avrò i mezzi per conciliare entrambe le cose.
Dio esiste?
Sì, ma non come lo intendiamo nel senso religioso del termine. Dio è un principio anche fisico, cioè un momento zero. È un motore, un qualcosa che dà la scintilla, ma poi è inerte nei confronti del mondo. Da un punto di vista prettamente concettuale è molto complesso immaginare, un mondo che non ha avuto un inizio, poi che qualcuno lo voglia identificare in una realtà fideistica, cioè personificarlo in un modo è questione di fede, però in un modello razionale definire il principio come Dio ha un senso, perché è qualcosa di assolutamente altro da noi. Dio è niente nel senso non è un ente paragonabile a quello che noi vediamo. Quel niente non è che non ha valore, ma non lo puoi descrivere in nessun modo conoscibile, però esiste. C’è un principio e una fine.
E che c’è dopo la fine?
Un altro Dio?
Clelia davvero in bocca al lupo!

