Volevano uccidere il giudice Colangelo con mezzo kg di tritolo

Dichiarazioni choc quelle di un collaboratore di giustizia napoletano, vicino alla Sacra Corona Unita

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Sequestro di tritolo a Bari, arriva la notizia che gela tutti: l’esplosivo doveva far saltare in aria il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo.

A renderlo noto sono stati gli uomini della Dda di Bari a seguito delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia ex affiliato alla Sacra Corona Unita. L’uomo, napoletano di origini, alla fine del 2015 con l’organizzazione criminale che meditava l’attentato a Colangelo.
Sulla vicenda indaga il pm Antimafia barese Roberto Rossi. Il pubblico ministero ha coordinato anche le indagini che hanno permesso di sequestrare i 550 grammi che dovevano far saltare in aria il magistrato napoletano. Esplosivo trovato, tra l’altro, sotto un albero all’interno della tenuta di un boss barese a Gioia del Colle.

Il boss in questione, Amilcare Monti Condesnitt, è ora in carcere con altre 4 persone.
Secondo le testimonianze rese dal collaboratore di giustizia l’attentato sarebbe dovuto avvenire nei pressi dell’abitazione di Colangelo. Tutto era stato preparato con minuzia di particolari: il magistrato napoletano, infatti, da tempo veniva tenuto sotto osservazione dai criminali che conoscevano perfettamente i suoi spostamenti.

Oltre a Monti Condesnitt erano stati sottoposti a fermo il suo braccio destro, Francesco Paolo Ciccarone, di 40 anni di Santeramo in Colle (Bari), Antonio Saponaro, di 35 di Bari, Giuseppe Piscopo, di 24 di Bitonto (Bari) e il Paolo Paterno, di 33 di Bari.