Vite vere (compresa la sua): Esposito Ferraioli, il coraggio pagato a caro prezzo

Antonio Esposito Ferraioli fu ucciso il 30 agosto 1978, in via Zito, a Pagani. Era stato il cuoco della mensa della Fatme-Ericsson di Pagani. In quell’ambiente maturò il delitto, non solo per  l’attività a favore dei diritti dei lavoratori ma anche per le sue indagini sull’uso di carne di provenienza sospetta all’interno della mensa, in quel periodo i furti di tir erano all’ordine del giorno.

Il 30 agosto 1978, Tonino (come lo chiamavano gli amici) era a casa della fidanzata Angela, anche lei inserviente alla stessa mensa, per organizzare il loro matrimonio (si sarebbero sposati il mese successivo). Alle due di notte scese di casa per dirigersi verso la sua Citroen parcheggiata all’angolo di Via Zito. Gli si affiancò a fari spenti una A112 blu con due persone a bordo da cui partì una scarica di colpi di lupara che lo tramortirono a terra. Trasportato all’ospedale di Nocera, morirà un’ora dopo. «L’omicidio di Antonio Esposito Ferraioli – affermò il sottosegretario Sanza, nel dibattito alla Camera il 14 luglio 1980 – è ritenuto opera del pregiudicato Salvatore Serra e della sua banda, noti per aver imposto con minacce ed attentati dinamitardi il loro controllo su molte aziende industriali della zona». Alcuni anni dopo la morte di Tonino, fu avviato un processo a carico di Giuseppe De Vivo, pregiudicato paganese, e di Aldo Mancino, imprenditore ed ex amministratore comunale Dc Br di Pagani. Il processo era nelle mani del sostituto procuratore  Giacumbi. Lo stesso che sarebbe stato ucciso dalle Br. All’inizio degli anni Novanta, furono prosciolti tutti e due gli indagati. Nel 2002 il pm antimafia Vito Di Nicola ha chiesto di riaprire l’indagine. Con sentenza del 24 ottobre 2014, il Tribunale di Nocera Inferiore, Giudice dott. Carlo Mancuso, accogliendo il ricorso presentato dalla famiglia Esposito Ferraioli ha riconosciuto Tonino Esposito Ferraioli vittima della criminalità organizzata.