Visti da lontano: il De Mita che non t’aspetti, rivoluzionario a sua e forse anche nostra insaputa

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L’intellettuale della Magna Grecia, ancora Re ad Avellino ma pure Principe a Nocera e nell’Agro da sempre suo feudo, ha concesso al Corriere un’intervista d’altri tempi, da vero oppositore al governo attuale. Comincia con un finto testamento: “Quando morirò, seppellitemi con un biglietto in cui c’è scritto “sono stato democristiano”. Lascerò la carica di sindaco di Nysci. Ma non posso lasciare il metodo di pensare dialettale che mi accompagna sin da quando ero bambino. Per questo, dopo il voto del 4 marzo scorso, ho avuto un blocco di pensiero molto profondo, che mi ha portato a rivedere i termini dell’impegno in una piccola comunità come quella dell’Alta Irpinia. Vede, la forma dialettale, basica, tutto sommato semplice del mio pensiero prevede che prima si pensa e poi si agisce. E che senza un pensiero forte, l’azione sarà vacua, debole, a volte nulla». Parla della situazione italiana: “La funzione dei grillini è stata salutare fino a che non sono arrivati al governo. Erano come i malati che si lamentavano giustamente ad alta voce. Ora il malato ha finito per sostituirsi al medico e impone lui la cura per tutti, leggasi per l’Italia. Lo sa come finisce in questi casi, no?. Non ci sarà un mutamento di regime ma un mutamento dell’ordine politico sì. Le derive autoritarie sono spesso figlie di rivoluzioni in cui si fa coincidere l’azione col desiderio. Cinquestelle e Lega non hanno neanche quello, il desiderio. Ma a preoccuparmi davvero è il silenzio delle forze storiche del Paese, ridotte come sono a un perenne conflitto meschino tra personaggi in decadenza, autocostretti in un angolino in cui non si riflette, non si produce pensiero”. Non siamo tra quelli che non ricordano. E quindi a De Mita ricorderemo sempre l’Agro solo serbatoio di voti, di piaceri, di carriere, di medici e professori, di avvocati e di incarichi, di laboratori d’ analisi e di filovie, di baronie universitarie e concorsi con raccomandazione incorporata, di posti e stipendi sicuri, di pensioni dalla dubbia invalidità, di poste e telecomunicazioni con assunti tutti provenienti da certe zone. Ma nemmeno siamo quelli che, spacciandosi per i soliti più a sinistra della sinistra normale, gli lanciarono in un comizio a Nocera, 40 anni fa, aeroplani di carta per ricordargli dello scandalo Lockheed (Leone in quel caso fu galantuomo, pur contando nella Dc e con Donna Vittoria come il due di briscola quando l’asso è in tavola). Siamo soltanto quelli che leggono le analisi intelligenti di un novantenne tra il Nusco e il brusco.