Prima conferma le accuse, poi chiede ai giudici: «Perdonate papà». Udienza a porte chiuse quella celebrata ieri al tribunale di Nocera Inferiore, nel processo che vede imputato un 42enne accusato di aver violentato e drogato la figlia minore. Le accuse mosse dalla procura sarebbero maturate in un contesto familiare difficile, diversi anni fa. La vittima, sarebbe stata costretta a subire atti sessuali e rapporti completi, spesso dopo essere stata indotta anche ad assumere sostanze stupefacenti. Non solo, il padre avrebbe permesso anche ad un’altra persona di abusare di lei. In aula il racconto di quest’ultima, che ha fornito anche nuovi elementi. Tutto cominciò quando la ragazza, oggi 20enne, si trasferì in casa del papà a San Marzano sul Sarno, dopo essere stata in quella della nonna. Una convivenza tranquilla, poi sfociata in botte (l’uomo risponde anche di maltrattamenti in altro procedimento, ieri unito al secondo) e in quella violenza sessuale, confermata più volte in aula. Poi la droga, eroina, probabilmente utilizzata per facilitarne la sottomissione.
Il racconto è proseguito con l’incontro con un ragazzo, uno straniero, che avrebbe ottenuto il consenso da quell’uomo per abusare della minore. Lo straniero avrebbe persino pagato per consumare rapporti, fino a giungere ad una svolta inaspettata. I due si sarebbero piaciuti, tanto da ridimensionare i loro incontri. «Mi sentivo protetta», ha detto la ragazza ai giudici. Tuttavia, i due dovettero separarsi per volere del padre. Ma prima, il giovane consegnò alla ragazza un cellulare, dietro promessa di avvisarlo se quell’uomo avesse continuato a violentarla. Circostanza che farà partire in un secondo momento le indagini della procura. Poco prima di chiudere la deposizione, la ragazza ha parlato anche di violenze nei confronti della sorella. Chiedendo poi ai giudici di «perdonare» l’uomo, perché «ora è un buon padre». Il processo continuerà il prossimo 20 settembre, quando a deporre sarà la madre della vittima. L’inchiesta generò anche un secondo processo, nei riguardi di un 33enne accusato del medesimo reato
Gli inquirenti misero insieme, all’epoca delle indagini, diversi verbali di sommarie informazioni delle persone coinvolte e di altri testimoni, tra parenti, vicini di casa e conoscenti. Insieme ad elementi raccolti con intercettazioni ambientali per verificare riscontri contenuti in diverse denunce raccolte in fase preliminare dal magistrato

