VIDEO| Maxi sequestro di beni agli eredi del boss di mafia Cirillo

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Appartamenti e locali commerciali, un intero complesso aziendale di una società di capitali operante sia nella distribuzione all’ingrosso di caffè sia nella gestione di un rinomato centro estetico, un vasto appezzamento di terreno, un’autovettura e disponibilità finanziarie, tutti beni siti nel comune di Mercato San Severino (SA) per un valore complessivo di 5 milioni di euro. E’ il risultato della operazione di confisca dei beni, eseguita dalla Guardia di Finanza di Salerno, (divenuta definitiva a seguito di sentenza resa lo scorso 10 aprile dalla Suprema Corte di Cassazione) del patrimonio già sottoposto a sequestro emesso nell’agosto 2013 dal Tribunale di Salerno e successivamente confermato dalla Corte di Appello di Salerno, a conclusione di complessi accertamenti patrimoniali svolti nei confronti degli eredi del boss di mafia Giuseppe Cirillo, morto nel 2007.

Giuseppe Cirilloappartenente alla consorteria camorristica denominata “Nuova Camorra Organizzata” di Raffaele Cutolo, aveva dato dignità di cosca maliosa ad un gruppo operativo in provincia di Cosenza, nell’area geografica della Sibaritide, costituendo l’organizzazione criminale denominata “locale di Sihari “, fatti per i quali è stato definitivamente condannato nel 2005 per violazione dell’alt. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso).

L’ordinanza della Corte di Appello di Salerno è divenuta irrevocabile per effetto della pronuncia della Cassazione, che ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli eredi di Cirillo senior e dagli altri destinatari dei decreti di sequestro, disposti prima dal Tribunale e poi dalla Corte di Appello di Salerno. Da qui la definitività dei provvedimenti disposti nei loro confronti.
La Procura della Repubblica di Salerno fu, con riguardo a tale vicenda, tra i primi uffici giudiziari italiani ad avanzare una richiesta di confisca di beni nei confronti degli eredi di un soggetto aggredibile da un punto di vista patrimoniale, in virtù della possibilità, consentita solo da pochi anni, di sottoporre a sequestro i beni nella disponibilità, diretta o indiretta, non soltanto del soggetto ritenuto pericoloso, ma anche dei suoi eredi.
La richiesta di confisca è stata avanzata al Tribunale di Salerno poco dopo l’entrata in vigore della norma, che ha esteso il novero dei soggetti nei confronti dei quali è possibile eseguire una misura di prevenzione patrimoniale e proprio pochi giorni prima dello scadere del termine di 5 anni dalla data del decesso di Giuseppe Cirillo, entro il quale la legge consente di avanzare richiesta di sequestro e successiva confisca del patrimonio nella disponibilità degli eredi, frutto delle attività criminali poste in essere in vita dal defunto. Contro la confisca di primo grado – disposta del Tribunale salernitano – i destinatari del provvedimento hanno proposto impugnazione, da cui è scaturita una complessa procedura dinanzi alla Corte di Appello nel corso della quale sono stati svolti ulteriori indagini ed accertamenti anche in Calabria da parte dei finanzieri del di Salerno.
La decisione della Cassazione consente dunque la definitiva acquisizione a favore dell’Erario di beni che erano a lungo rimasti nella disponibilità dei familiari di un soggetto condannato per associazione di stampo mafioso e per numerosi altri gravissimi delitti maturati nel contesto di una sanguinosa guerra di ‘ndrangheta.

Giuseppe Cirillo ha accresciuto la propria fama criminale in Calabria e poi ha continuato a seguire le vicissitudini della propria organizzazione dalla provincia di Ancona, dove ha trascorso 3 anni, in quanto destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Serra de’ Conti (AN), inflittagli dal Tribunale di Cosenza.

Gli accertamenti patrimoniali eseguiti dai Finanzieri del G.LC.O. di Salerno hanno consentito di accertare la disponibilità degli eredi di beni sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, per lo più inesistenti, nonché la loro illecita provenienza e hanno consentito di confiscare beni mobili, immobili e societari, che gli eredi hanno avuto in lascito.

I beni sequestrati ora potranno essere restituiti alla collettività per finalità sociali e di pubblico interesse.