Video di Sempio nel pc di Chiara Poggi: nuovo mistero a Garlasco
C’è un momento preciso in cui un’inchiesta che sembrava cristallizzata ricomincia a respirare. Non accade con un colpo di scena plateale, ma con un dettaglio. Un file. Un accesso.
Un video inedito, trovato sul computer di Chiara Poggi. E soprattutto un accesso a quel dispositivo registrato il giorno dopo l’omicidio, quando il pc viene portato in caserma dai carabinieri. Due elementi che allora furono considerati marginali e che ora, nella nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia, cambiano il modo di guardare a una delle vicende giudiziarie più discusse d’Italia.
Video di Sempio: il file che non doveva contare
Il video mostra Andrea Sempio che scherza all’interno di quella che sembra una scuola. Niente di violento, niente di esplicito. Una scena apparentemente banale. È stato registrato il 13 marzo 2007 alle 21.12, e secondo quanto ricostruito, viene spostato sul computer di Chiara Poggi il 20 luglio 2007, meno di un mese prima del delitto.
Diciotto anni fa quel passaggio non accese nessun allarme. Il materiale multimediale presente sul pc della vittima non entrò nel cuore dell’impianto accusatorio contro Alberto Stasi, unico condannato per l’omicidio e da sempre proclamatosi innocente. Quelle immagini, insieme ad altre foto e filmati, furono ritenute non rilevanti ai fini investigativi.
Oggi quel giudizio pesa come una scelta. Perché il tempo cambia la prospettiva, e ciò che era rumore di fondo può diventare segnale.
Il giorno dopo l’omicidio
Il secondo elemento che riporta l’attenzione sull’andrea sempio video è una data. Alle 12 del giorno successivo all’omicidio di Chiara Poggi, il computer viene portato in caserma. Lo certifica un rapporto dei carabinieri. Ma non è solo il trasferimento fisico a colpire. È il fatto che su quel dispositivo risulti un accesso che apre anche quel video.
Un dettaglio tecnico, certo. Ma nei casi complessi i dettagli tecnici sono spesso quelli che aprono falle nelle certezze. Chi ha acceso il computer? Per quale motivo? E perché proprio quel file?
All’epoca, le risposte non furono cercate. O forse non furono ritenute necessarie. Il processo aveva un perimetro preciso, e tutto ciò che stava fuori non serviva a dimostrare l’accusa contestata.
Video di Sempio: la voce che riaccende la miccia
A riportare alla luce questi due elementi è stata Francesca Bugamelli, youtuber investigativa che da tempo lavora su materiali dimenticati del caso Garlasco. Non è una comparsa improvvisa. In passato aveva già diffuso foto inedite di Andrea Sempio scattate il giorno del delitto. Ora aggiunge un tassello che, messo accanto agli altri, cambia la geometria del quadro.
Bugamelli spiega che il video è stato registrato mesi prima del delitto e trasferito sul computer di Chiara in piena estate. Non un file nato lì, ma arrivato lì. E questo, in un’indagine moderna, è già una storia.
A confermare la ricostruzione interviene anche il professor Daniele Occhetti, che all’epoca si occupò della perizia proprio su quel computer, su incarico del tribunale. Occhetti chiarisce che i dati oggi emersi sono coerenti con le analisi svolte allora, ma che in quel contesto processuale non furono ritenuti centrali.
Il peso delle scelte investigative
Il caso Garlasco è stato per anni il simbolo di una verità giudiziaria che non coincide con quella percepita da una parte dell’opinione pubblica. La condanna definitiva di Alberto Stasi ha chiuso un capitolo nei tribunali, ma non nel dibattito collettivo.
Il ritorno del video di Sempio riapre una domanda che non è mai scomparsa del tutto: tutto ciò che poteva essere analizzato lo è stato davvero?
Nel 2007 la tecnologia forense aveva strumenti diversi. La cultura del dato digitale era meno centrale. Oggi un accesso, uno spostamento di file, una semplice apertura di un video diventano informazioni narrative, capaci di raccontare una sequenza di azioni. E ogni azione genera un perché.
Un video, una scuola, una sera qualunque
Nel filmato Andrea Sempio appare rilassato, scherzoso. È sera, sono le 21.12. L’ambiente sembra quello di una scuola. Non c’è tensione, non c’è ombra. Ed è proprio questa normalità a disturbare.
Perché la presenza di quel video sul computer di Chiara Poggi pone una questione che non riguarda il contenuto, ma la relazione. Come arriva lì? Chi lo sposta? In che contesto? E soprattutto, perché aprirlo il giorno dopo l’omicidio, quando il pc è già sotto controllo?
Domande che non implicano risposte immediate, ma che obbligano a guardare indietro senza l’automatismo delle certezze già scritte.
La nuova inchiesta di Pavia
La Procura di Pavia oggi indaga su Andrea Sempio. È un fatto. E in questo nuovo contesto, ciò che ieri era irrilevante può assumere una luce diversa.
Non si tratta di riscrivere la storia con il senno di poi, ma di riconoscere che un’indagine non è mai una fotografia. È un film, fatto di fotogrammi che cambiano significato a seconda di dove li si inserisce.
Il video, le foto, i file multimediali, gli accessi al computer: tutto questo oggi viene riletto non più come materiale di contorno, ma come potenziali indizi di una trama più ampia.
Il silenzio che parla
C’è un aspetto che colpisce più di ogni altro. Per diciotto anni questo video è rimasto lì, archiviato nella memoria di un hard disk e in quella di pochi addetti ai lavori. Nessun clamore, nessun titolo, nessuna analisi pubblica approfondita. Ora emerge in un’epoca in cui ogni dettaglio viene discusso, sezionato, condiviso. Ma il suo peso non sta nella viralità. Sta nel silenzio che lo ha circondato così a lungo. Nel caso Garlasco, il silenzio è sempre stato un protagonista invisibile.
Quando un file diventa una domanda aperta
Diciotto anni dopo, quel video non mostra un colpevole. Mostra qualcosa di più destabilizzante: la possibilità che non tutto sia stato visto. E in un Paese che ha costruito intere narrazioni su questo delitto, questa possibilità è sufficiente a riaccendere l’attenzione, a generare domande, a rendere inevitabile un confronto che sembrava chiuso per sempre.

