Settimana decisiva per la sua amministrazione, ma PD e M5S spingono per le dimissioni
La prima settimana di febbraio viene considerata la dead line per il futuro politico e amministrativo di Castellammare.
Inutile girarci intorno, Dem e Grillini spingono per la fine anticipata dell’esperienza amministrativa legata a Luigi Vicinanza, il giornalista perbene, l’uomo della società civile forte di una candidatura trasversale lanciata dai “100” e prestato alla politica.
E’ bene ricordare che Luigi Vicinanza era uscito vincitore dalle urne 20 mesi fa con il 65% delle preferenze, in una città che veniva da due anni di commissariamento del comune sciolto per infiltrazioni della camorra.
Proviamo a fare il punto sulla vicenda che di appassionante ha poco, rispetto ai problemi della città.
I due maggiori azionisti del campo largo sono convinti che per il bene di Castellammare bisogna rivotare a maggio, e per fare questo occorre convincere Luigi Vicinanza alle dimissioni.
Una situazione politica al limite della pantomima, che in questo momento vede tutti contro tutti dentro e fuori del PD, con maggioranze che cambiano ad ogni folata di vento, e dove neppure le congiure di Palazzo riescono a trovare la quadra.
Questo il quadro che emerge, con una tensione palpabile, alle stelle.
La prova tangibile è lo scontro (evitabile fosse solo per ragioni di opportunità legate al momento particolare) tra il vicesindaco Giuseppe Di Capua e il Consigliere Maurizio Apuzzo.
Vecchia ruggine dirà qualcuno, ma anche un segnale di come una parte considerevole dei consiglieri di maggioranza abbia sofferto la Giunta tecnica (con pochi stabiesi) voluta da Luigi Vicinanza, e mai ha approvato il suo temporeggiare nel ritirare le deleghe agli assessori (più volte dichiarato ma mai messo in atto) e ripartire con una nuova Giunta, politica, come richiedevano molti esponenti delle civiche che lo hanno sostenuto.
Un errore politico per molti, una volontà di ribadire il suo essere fuori dalle logiche di partito per altri.
Naturalmente l’arrivo della commissione d’accesso e la crescita delle tensioni all’interno della maggioranza (a partire dalle dimissioni di Sandro Ruotolo) nei giorni immediatamente precedenti l’invio a Castellammare della triade chiamata a verificare la sussistenza a meno di infiltrazione camorristiche nella gestione della città, hanno fatto il resto.
La resistenza ma anche la prova di forza che sta mettendo in atto Luigi Vicinanza giornalista esperto ed analista politico attento, potrebbe essere frutto (secondo qualcuno) della scarsa fiducia che ripone nella classe politica dirigente del partito che più di tutti lo ha sostenuto; visto anche che la storia politica cittadina ci insegna che negli ultimi 15 anni il PD a Castellammare ha mandato a casa due suoi sindaci in carica senza poi ricandidarli.
Dunque le garanzie di ricandidatura a parole secondo Luigi Vicinanza stanno a zero come si direbbe per strada, perchè il Pd stabiese e regionale non può essere sicuro (anzi) che gli altri sosterrebbero ancora la sua candidatura.
Un problema quello della sinistra a Castellammare che apre il vaso di Pandora, e mostra invece tutta la debolezza della sua classe politica locale, che dopo essere stata a lungo nel passato laboratorio di sperimentazione politica nazionale, da almeno 15 anni è diventata l’ultima colonia dell’impero, non più in grado di fare scelte in autonomia a partire da quella per la scelta del candidato Sindaco.
Altra storia nel centrodestra dove tutto tace, con alcuni consiglieri pronti, stando agli spifferi di Palazzo Farnese, a sostenere almeno in questa fase Luigi Vicinanza e garantirgli, all’occorrenza, i due voti necessari per continuare.
Ma la domanda vera su cui ci si interroga è: continuare si, no, fino a quando?

