di Marco Visconti
Era il 6 maggio quando, tra sorrisi istituzionali e rendering scintillanti, partirono i lavori in via Malet. Il progetto venne presentato direttamente sul posto, con il sindaco Raffaele Maria De Prisco e i rappresentanti della Ge&Pa Alfano Costruzioni Srl, la ditta incaricata. Tutto sembrava pronto per un restyling rapido e indolore: “Due mesi”. Si disse. Due mesi, e via Malet avrebbe cambiato volto.Peccato che il calendario, a Pagani, abbia tempi tutti suoi. Tra ostacoli “di percorso”, intoppi assortiti e quella tipica lentezza che ormai è più tradizione che imprevisto, i due mesi sono diventati sette. Sette mesi di transenne, polvere, deviazioni e incassi dimezzati per i commercianti, che hanno dovuto ingoiare il rospo nell’attesa di un risultato quantomeno impeccabile.Ma eccoci al punto: il nuovo pavimento è stato davvero all’altezza dell’attesa?
Basta una pioggia forte, nemmeno una tempesta tropicale, sia chiaro, per vedere alcuni basoli iniziare a sollevarsi, come se il restyling avesse già qualche acciacco. Una scena che suona amara, soprattutto dopo mesi di disagi e promesse di qualità.“Ei fu”. Non parliamo di Napoleone, ma di via Malet, che pare già pronta all’epitaffio. Il dubbio sorge spontaneo: chi ha collaudato l’intervento? Quali verifiche sono state fatte prima della riapertura? Perché una strada inaugurata da così poco sembra già chiedere manutenzione?Domande legittime, soprattutto da parte di chi, in quei mesi, ha sopportato cantieri infiniti aspettandosi almeno un risultato solido. Di certo una cosa non manca: la pazienza. Quella, a Pagani, sembra ancora più resistente dei basoli.

