“Professore”, gli disse un giorno il brigadiere, “il carcere va preso a ridere”. Gli avessero detto “Professore, la prenda con filosofia”, l’ avrebbe trovato di gusto pessimo. I ventiquattro giorni trascorsi dietro le sbarre a Bellizzi Irpino furono supportati dignitosamente, grazie alla sua indole di studioso assiduo di Hegel, della crisi del marxismo, di Hans Kelsen, Max Scheler e Ernst Cassirer. Roberto Racinaro, morto oggi, fu rettore dell’Università di Salerno dal 1987 al 1995, oltre a noto intellettuale e scrittore, docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo salernitano, persino consigliere regionale. A 39 anni, era già rettore dell’ Università di Salerno. Il più giovane di tutti. La mattina del 2 giugno 1995, era un venerdì, venne arrestato. All’ Università si vendevano delibere d’ ogni genere, una storia esemplare di mercanteggiamento e di tangenti. C’ era gente che imponeva mazzette su tutto e lui veniva accusato d’ abuso di ufficio e di falso ideologico (poi anche di concorso in associazione a delinquere). Era il primo rettore a finire in galera. Sedici anni di processi ci fu una clamorosa assoluzione che riconobbe la totale innocenza di Racinaro. L’ex rettore fu rieletto mentre era in carcere, ma si dimise per non travolgere l’Ateneo con la sua incredibile disavventura, paragonabile per certi versi a quella di Enzo Tortora. Fu anche consigliere regionale con Bassolino alla presidenza della giunta di Palazzo Santa Lucia. Furono in pochi a chiedergli scusa. Nel giorno del congedo terreno, vale molto ricordarlo, tenendo a mente quel periodo di sentenze giudiziarie e morali fin troppo facili.

