Corsi gratuiti di primo soccorso, disostruzione da corpo estraneo nelle vie aeree e rianimazione cardiopolmonare con uso del defibrillatore semiautomatico. Questi i temi dell’iniziativa “BLSD – Basic Life Support and Defibrillation”, promossa dall’Associazione Studenti Medicina (ASMed). L’intento, anche alla luce dei tristi avvenimenti degli ultimi anni: contribuire alla crescita della cosiddetta rete dell’emergenza sul territorio e nell’università, attraverso la sensibilizzazione e la formazione degli studenti federiciani e, in particolar modo, dei futuri medici. Coadiuvato dal brillante team della società scientifica GIEC (il cui presidente, dott. Maurizio Santomauro, ha direttamente presenziato e preso in carico il progetto), il corso è stato articolato secondo i protocolli internazionali, con una parte teorica e una parte pratica su manichini e con apposita strumentazione professionale. Gli studenti sono stati divisi in piccolissimi gruppi e affidati ad istruttori abilitati e hanno potuto così toccare con mano il corretto comportamento da tenere in una situazione di emergenza. Al termine è stato consegnato, a ciascun partecipante che ha seguito il corso con profitto, un attestato riconosciuto dall’American Heart Association. “Abbiamo realizzato una preziosa iniziativa grazie ai fondi erogati dall’Ateneo attraverso il bando delle iniziative studentesche” spiega soddisfatto Gennaro Addato, responsabile del progetto e membro del Consiglio degli studenti dell’Ateneo. “Abbiamo registrato infatti un grande successo – aggiunge – testimoniatoci da ciascuno degli oltre 250 partecipanti al corso, il cui entusiasmo ci esalta e ci sprona a continuare su questa strada”. “È un vero peccato che corsi del genere non siano previsti nel normale percorso accademico dei futuri medici – prosegue Addato, chiosando: “come rappresentanti degli studenti siamo da sempre in prima linea (con corsi del genere ma non solo) per sopperire alle mancanze che riscontriamo quotidianamente nella nostra formazione, ma trovo particolarmente assurdo che oggi ci si possa laureare in Medicina e Chirurgia senza avere nozioni su queste basilari tecniche di rianimazione e che debbano quindi essere gli studenti stessi a provvedere in maniera autonoma rispetto alle carenze della formazione medica italiana, che resta ancora troppo vincolata ad un approccio prettamente teorico”.

