Università di Salerno. Presentazione V Indagine Annuale ADI

La dott.ssa Ludovica Rossotti, membro della Segreteria Nazionale dell’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani), ieri è stata ospite presso l’Unisa per presentare i risultati di una consultazione online sul tema della valorizzazione del titolo di Dottore di Ricerca. L’incontro, che ha visto una nutrita partecipazione dei dottorandi dell’Università di Salerno, è stato introdotto dal presidente della Facoltà di Ingegneria prof. Angelo Marcelli. Ai lavori ha partecipato, inoltre, la prof.ssa Patrizia Lamberti che ha sottolineato l’importanza che un’associazione di stampo nazionale come l’ADI può avere per gli studenti di dottorato.

La consultazione è stata lanciata il 15 settembre 2015 come terza parte della V Indagine annuale ADI e ha visto la partecipazione di 549 tra dottorandi e dottori di ricerca. L’obiettivo è favorire il confronto tra ricercatori, raccogliendo le loro idee o esperienze personali, in vista dell’elaborazione di una piattaforma di proposta politica per la valorizzazione del titolo nel mondo del lavoro. Ha moderato l’incontro Francesco Lamberti, dottorando di Ingegneria presso l’Unisa. A margine dell’incontro è stata richiesta l’attivazione presso l’Università degli Studi di Salerno di una sede locale dell’ADI.

Tra i 223 ricercatori che hanno lasciato suggerimenti in materia di valorizzazione del Dottorato nella Pubblica Amministrazione è molto sentita la tematica della valutazione del titolo nei concorsi (69 risposte): il titolo di Dottore di Ricerca è valutato solo in alcuni concorsi, anche in quel caso gli viene solitamente attribuito un punteggio basso e totalmente rimesso alla discrezionalità dell’ente che emana il bando. C’è bisogno di definire un punteggio standard da attribuire al PhD e predisporre percorsi per l’accesso ai ruoli dirigenziali. Anche i diritti e il welfare sono negati, non prevedendo alcun sussidio di disoccupazione al termine del dottorato/assegno/borsa di ricerca.

Alla Scuola, date le peculiarità del settore, è stata dedicata una sezione specifica: 236 giovani ricercatori vi hanno lasciato uno o più contributi, da cui emergono come priorità i seguenti interventi: l’attribuzione dell’abilitazione all’insegnamento a chi termina un percorso di formazione dottorale (86), l’aumento dei punteggi attribuiti al titolo nei concorsi per l’insegnamento (42) e la previsione di nuovi profili professionali che si occupino delle attività integrative e di formazione (29). In merito all’abilitazione all’insegnamento, molti ricercatori rilevano la contraddizione per cui i dottori di ricerca attualmente devono frequentare i corsi di Tirocinio Formativo Attivo (TFA) per accedervi, quando gli stessi corsi sono spesso tenuti da dottori di ricerca. Alla luce di queste considerazioni, i rispondenti chiedono l’abilitazione.

Coloro che si focalizzano sui concorsi esprimono valutazioni discordanti sul punteggio attribuito al titolo di dottore di ricerca; la maggioranza ritiene che sia troppo basso per l’esperienza professionale maturata. C’è poi chi chiede di valorizzare il titolo prevedendo figure come il “professore aggregato” – dal sistema scolastico francese –, che abbia il compito di fornire didattica integrativa e di occuparsi dell’aggiornamento degli altri insegnanti. I dottori di ricerca, in virtù della loro elevata qualificazione, ricoprendo questo ruolo potrebbero contribuire, su più livelli, al miglioramento della qualità della didattica.

Le imprese italiane percepiscono il PhD come un neolaureato che entra nel mercato del lavoro in ritardo; dall’altra, molti PhD non conoscono le dinamiche del mercato del lavoro e questo non consente loro di presentare nel modo più efficace le competenze acquisite. Sarebbe necessario far capire che i dottori di ricerca potrebbero fornire alle imprese competenze preziose, con conseguenti vantaggi competitivi. Anche il tema dell’inquadramento contrattuale (35), i dottori di ricerca vengono spesso inquadrati a un livello non corrispondente alle capacità acquisite. Alcuni rispondenti, infine, indicano gli sgravi fiscali (14) come incentivo all’assunzione dei dottori di ricerca.

Approfondimento sullo studio presentato dalla dott.ssa Rossotti Ludovica http://www.dottorato.it/notizie/744-v-indagine-annuale-adi-valorizzazione-del-titolo-di-dottore-di-ricerca