Giovedì 21 e venerdì 22 gennaio 2016, presso l’Aula Imbucci del campus di Fisciano, si terrà il seminario internazionale dal titolo “Cause perdute. Miti e culture dei vinti tra Ottocento e Novecento”. L’evento è promosso dall’Università di Salerno (Dipartimento di Studi Umanistici, Dottorato di Studi letterari, linguistici e storici e Progetto di ricerca Imperi e nazioni tra Atlantico e Mediterraneo dalle Rivoluzioni alla Prima guerra mondiale) in collaborazione con la Universidad de Zaragoza.
La creazione di subculture politiche e strategie di sopravvivenza simbolica sono comuni nelle società che hanno vissuto momenti drammatici e fratture radicali. Questi meccanismi, spesso presenti quando vengono distrutte comunità politiche o stati, attraverso sconëtte militari, crisi morali, collassi istituzionali, producono una cultura dei vinti che, in maniera più o meno efficace, crea delle identità collettive, rielaborate a seconda delle congiunture storiche: le cause perdute. I perdenti sviluppano una relazione che mischia il presente e la memoria. Le cause perdute sono rintracciabili in numerose esperienze dell’età contemporanea dalle guerre civili ottocentesche alle vicende dei bianchi russi o dei nazionalisti cinesi nel Novecento. Se non capaci di ribaltare le condizioni politiche e sociali determinate dalla disfatta, rielaborano la loro sconfitta in forme diverse, a volte combinando nostalgia e mitizzazione del passato, in altri casi producendo riìessioni teoriche solide e durature: la costruzione del mito della causa perduta generato dai vinti dopo la fine del conflitto.
Il seminario si concentra su narrazioni che producono strutture retoriche efficaci. Per mantenere un profilo di organicità tra i casi proposti, ma anche per le strette relazioni tra alcune cause perdute e le guerre civili, propone l’esame di esperienze dove la conclusione dei conflitti ha una stretta connessione con lo formazione degli stati moderni, o la loro rifondazione. I primi casi riguardano alcuni patriottismi monarchici sconfitti nei conflitti ottocenteschi: il legittimismo francese, il carlismo spagnolo e il borbonismo napoletano, che avevano le proprie radici nelle guerre dell’Impero e nei conflitti tra rivoluzione e contro rivoluzione e si rinnovarono poi nello scontro con il liberalismo. Gli altri spostano la prospettiva su movimenti che si formano dopo conflitti civili condizionati dalla presenza di diversi progetti nazionali, come il mito confederato nordamericano e il reducismo messicano, o che intrecciarono le guerre interne con grandi conflitti globali, come nel caso dei banchi russi o dell’Italia dopo la guerra.

