Unisa. Confrontiamoci III edizione “… e tu slegalo subito”

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I luoghi dell’internamento e le forme della contenzione: a 37 anni dalla cd. “Legge Basaglia”. Senso e prospettive di una formazione interdisciplinare per la difesa dei dirittii. Il 2 Dicembre 2015, nell’Aula Dalia (aula 1) del Dipartimento di Scienze Giuridiche. Il tema dell’iniziativa della III Edizione è l’analisi attenta e puntuale della Legge 13 maggio 1978, n. 180 denominata “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” meglio conosciuta come “Legge Basaglia” dal nome del noto Psichiatra che la elaborò secondo i propri convincimenti scientifici.

A Trentasei anni dall’approvazione della “Legge Basaglia”, l’Associazione Incampus è consapevole di affrontare un tema scabroso, impegnativo, affollato di interrogativi e dubbi. Ma il ruolo e la mission principale che ci siamo sempre posti, è stata quella di incrementare ed accrescere la coscienza critica degli studenti universitari alla luce di percorsi formativi e tempistiche curriculari che rendono sempre più complicate le divagazioni multiculturali. Tanto più quanto più i mass media si prestano a essere cassa di risonanza per episodi di violenza e per efferati delitti. E’ un’occasione, questa per riflettere, per approfondire, per confrontarci, per discutere. Vogliamo comprendere per promuovere e assolvere il compito di servire la comunità studentesca sensibilizzandola rispetto a questi obiettivi.

Franco Basaglia lottò per anni al fine di abbattere le mura dei manicomi, la malattia mentale è tuttora nascosta dalla famiglia, la società è restia a parlarne, i servizi territoriali sono spesso inadeguati. Ieri le persone entravano in manicomio per restarvi tutta la vita. Strumenti di contenzione, sbarre, pesanti catene, guanti in lamiera, caschi del silenzio, camicie di forza. Sguardi persi nel vuoto e allucinati, abbrutimento e non per ultimo degrado. Oggi gli istituti psichiatrici hanno aperto i cancelli, gli psicofarmaci permettono di gestire il paziente. Il malato in fase acuta entra in ospedale, resta qualche giorno, ritorna: il fenomeno che è stato denominato della “porta girevole”.

Si parla spesso della sofferenza della famiglia e della società, si parla poco della sofferenza del malato stesso. Il malato non comunica col mondo, è solo, solo con la sua inutilità, con la sua vita mancata, solo con la sua angoscia, la sua paura, i suoi incubi, le sue allucinazioni. Le leggi di riforma del 1978 (L. 180 e L. 833) ridefiniscono profondamente la legislazione psichiatria rispetto alla legge precedente del 1904, la prima legge dello stato unitario che regolava l’assistenza psichiatrica nazionale.

La sostanziale differenza tra le due leggi è quella della collocazione dell’assistenza psichiatrica da un contesto legislativo “speciale” a uno integrato con la legislazione sanitaria. Con la legge di Riforma sanitaria (L. 833/78) furono introdotti nel sistema sanitario pubblicoi principi dell’universalità e dell’equità delle prestazioni: garantire a tutti i cittadini l’accesso a cure sanitarie egualmente efficaci. Per quanto riguarda l’assistenza psichiatrica, in estrema sintesi, le grandi differenze di contenuto tra le due leggi, che si collocano quasi agli estremi del XX° secolo ed esprimono contesti politici e culturali profondamente diversi, sono riassumibili in:

  1. Collocazione della normativa in un contesto di tutela dell’ordine pubblico vs. una collocazione in un contesto di tutela della salute del malato;
  2. Modalità applicative generalmente coattive dei provvedimenti assistenziali vs. la promozione del consenso alle cure;
  3. Centralità organizzativa assistenziale nell’Ospedale Psichiatrico l’organizzazione e l’offerta di servizi sanitari specialistici decentrati e prevalentemente non ospedalieri.

L’applicazione della nuova legge sottende la conclusione della delega totale del malato di mente all’istituzione psichiatrica e l’assunzione di responsabilità da parte delle varie componenti del contesto sociale (famiglia, servizi, ecc.). Nell’ambito di questa cornice normativa e sulla base delle politiche di valorizzazione delle autonomie regionali, si è sviluppata soprattutto una legislazione decentrata regionale che, pur nel quadro di indirizzi di Progetti Obiettivi nazionali, ha adattato alle diverse realtà locali l’organizzazione dei servizi. Tra le Regioni italiane, la Lombardia è tra quelle che ha legiferato più sistematicamente e puntualmente in tema di Salute Mentale.

Questi principi enfatizzano la responsabilità del servizio sanitario pubblico verso la salute del malato mentale e si propongono di offrire al malato un percorso di cura che attraversa le diverse potenzialità di offerta del servizio. In una concezione più allargata, il servizio di Psichiatria di comunità attiva l’insieme delle risorse, sanitarie, sociali e relazionali, presenti nell’ambiente di vita del paziente per migliore le sue condizioni di salute mentale e la sua qualità di vita. Queste scelte indicavano ai professionisti ed alle istituzioni sanitarie un orientamento rivolto verso l’inclusione sociale e la personalizzazione del trattamento. È da qui che nascono la psichiatria di comunità e la cura nel territorio, la riabilitazione e l’attenzione ai diritti civili del malato, è qui che viene data forma alle équipes terapeutiche sul territorio e all’integrazione degli interventi sociali e sanitari, verso un definitivo superamento della segregazione e della omologazione istituzionale.

Altre pratiche innovative e nuove acquisizioni si aggiungono soprattutto in campo epidemiologico, riabilitativo e valutativo e arricchiscono le pratiche territoriali. Il diritto alla cura viene declinato come diritto alla salute mentale e diritto di cittadinanza. Nuovi soggetti portatori di interessi sul singolo caso, come i familiari, o sul sistema, come il terzo settore e i nuovi erogatori, interagiscono nel sistema, supportati da una regia forte dei servizi psichiatrici territoriali, a loro volta responsabilizzati sia sul singolo caso che sull’intera collettività. Si pone attenzione alla contrattualità del malato e alla promozione della sua capacità di autodeterminazione, compreso il diritto costituzionalmente sancito alla libera scelta delle cure, in un contesto operativo sempre più orientato alla definizione dei percorsi di cura, al miglioramento di qualità e all’attenzione alle evidenze scientifiche.

In conclusione tra scopi fondamentali declinati dal legislatore e ai quali i professionisti, gli esperti del settore e le istituzioni sono demandati: accogliere, valorizzare, emancipare, attraverso tempi, modalità di intervento e strutture fatte per la persona e la complessità dei suoi bisogni. Tutte le iniziative e i diversi progetti, realizzati con psicoterapeuti e psicologi, in collegamento con i Servizi psicosociali, sono sostenuti dal lavoro dei formatori professionali e dei volontari, nella piena convinzione che sia possibile costruire vivibilità nel disagio e speranza per un diverso futuro.