Unina, sorgenti gamma non identificate. La ricerca di D’Abrusco

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La ricerca di raggi gamma. E’ stato questo l’obiettivo di Raffaele D’Abrusco, astrofisico del Dipartimento di Fisica Ettore Pancini dell’Università di Napoli Federico II. Il programma – si legge sul sito dell’Unina – è nato da un’idea di D’Abrusco e del collega Francesco Massaro ricercatore del programma Rita Levi Montalcini dell’Università di Torino. Utilizzando i dati raccolti da WISE, il telescopio spaziale della NASA, D’Abrusco e Massaro scoprirono che i blazar – i più rari tra i nuclei galattici attivi conosciuti, noti per la loro intensa emissione di raggi gamma – mostravano un particolare comportamento che li rendeva riconoscibili tra tutti gli altri oggetti astronomici. Dopo cinque anni il team ha scoperto oltre duecento nuovi blazar: buchi neri che si trovano al centro di grandi galassie ellittiche.

Inoltre due studentesse di dottorato, Nuria Alvarez-Crespo dell’Università di Torino e Federica Ricci dell’Università di Roma Tre, hanno scoperto alcuni blazar i cui spettri nella luce visibile cambiano forma con il tempo e due blazar che non hanno emissione nella banda delle radio frequenze, una rarità anche per la classe di sorgenti extra-galattiche più rara che esista. “Nel prossimo futuro – commenta D’Abrusco –  i risultati del progetto ci permetteranno di conoscere sempre più a fondo la natura dell’emissione di altissima energia dei blazar, fino a permetterci di ricavare informazioni cruciali riguardo l’emissione del fondo cosmico nei raggi gamma ed il comportamento della Materia Oscura, l’elemento fondante dell’Universo che finora non è stato osservato direttamente e la cui esistenza può essere dedotta solo dall’effetto gravitazionale che esercita sulla materia visibile”.