Ungheria – Democrazia in pericolo: Orban come Bolsonaro?

Pieni poteri senza limiti al premier Viktor Orban conferitegli in Ungheria, dall’Ungheria. E’ quindi praticamente sospesa la democrazia per i magiari, per mano di una maggioranza parlamentare schiacciante con 137 voti contro 53 contrari. Il Parlamento di Budapest, votando una legge speciale, con il pretesto di dare “priorità assoluta alla salute pubblica” e “fermare la diffusione del coronavirus”, conferisce al partito di maggioranza sovranista poteri straordinari senza limiti di tempo, il diritto di governare sulla base di decreti, la facoltà di chiudere il Parlamento, cambiare o sospendere leggi esistenti e bloccare le elezioni.

Orban ha tutte le carte in regola per diventare il Bolsonaro d’Europa per il quale la democrazia è un ostacolo, come dichiarò Lula. Il Brasile come diversi paesi dell’America latina, vivono – per via della corruzione – uno scollamento tra le istituzioni e la società civile e per questo i sudamericani continuano a votare il leader carismatico di turno con il rischio di avere democrazie sempre più illiberali. Prima ancora che il populismo diventasse “moda” politica in Europa e USA, possiamo guardare all’esperienza argentina con Peron, Getúlio Vargas in Brasile, Lázaro Cárdenas del Río in Messico. In America latina per molto tempo l’unico modo di interpretare la politica è stato attraverso il rapporto diretto tra la massa e il leader carismatico. Ma dopo le dittature di Pinochet in Cile, dei militari in Argentina e Brasile per quasi quarant’anni il sud America ha creduto di poter vivere una stagione diversa. Nonostante le crisi economiche, politiche e oscillazioni istituzionali, la democrazia parlamentare è stata la protagonista della politica sudamericana. Ma la crisi del Venezuela guidata di Maduro, l’elezione di un ex militare come Bolsonaro in Brasile o di Andrés Manuel López Obrador in Messico, hanno legittimato i tanti analisti e politologi che sostengono come il populismo è tornato a casa. O forse non se n’è mai andato?

In Italia, l’inaspettata svolta ungherese preoccupa governo e maggioranza, mentre l’opposizione firmata da Salvini guarda “con rispetto” alla decisione pur non plaudendo alla mossa del premier ungherese ma non si sente di condannarla perché risultato del voto parlamentare. Per Giorgia Meloni si sta facendo molto rumore per nulla e paragona la situazione ungherese con i decreti italiani con cui si gestisce l’emergenza sanitaria da Coronavirus.

Il MoViemento 5 stelle propone all’Unione Europea una sanzione per l’Ungheria che “abolisce la democrazia”.
Nicola Zingaretti, dice a Orban che “bisogna combattere il coronavirus e non la democrazia“. E aggiunge: “Ecco la differenza fra noi e i nazional-populisti. Loro, appena possono, hanno questo vizio: ridurre le libertà delle persone“. Andrea Orlando sostiene che il virus abbia fatto ammalare anche la democrazia nel nostro continente: “Ciò che sta avvenendo in queste ore in Ungheria è inaccettabile. L’Europa deve far tornare indietro Orban. Un regime autoritario non può fare parte dell’Unione“, aggiunge Orlando.

Ma i pieni poteri di Orban non sono più o meno quelli richiesti proprio da Salvini motivo per cui si è avuta la crisi di governo con la conseguente fine primo governo Conte e la formazione del nuovo governo?

Infatti, l’eurodeputato di Italia Viva Nicola Danti dichiara: “Orban in Ungheria si prende i pieni poteri, come qualcuno aveva sognato di fare in Italia: potrà chiudere a suo piacimento il Parlamento e sospendere la democrazia. Una scelta contraria ai principi dell’Ue, con la quale ormai ha sempre meno a che fare“. Matteo Renzi ne ‘approfitta’ per una stoccata al collega Salvini: “Salvini che oggi giustifica la scelta di orban mi fa passare d’incanto tutti i dubbi che ogni tanto mi vengono sulla nostra scelta di agosto 2019“.

Nicola Fratoianni (Leu) sostiene che ci si trova di fronte “all’ennesima brutta notizia per l’Unione Europea che ora deve scegliere se vuole guardare al futuro del Continente. Ora l’Europa deve decidere se vuole continuare ad avere fra i suoi membri uno Stato totalitario, incompatibile con i valori fondamentali della Ue“.

La domanda che molti si pongono in queste lente ore di quarantena riguarda il nuovo ruolo dell’Italia in Europa. Il sogno europeo si infrange con quella che gli oppositori di ORban hanno definito dittatura? Perché ancora una volta l’Europa non ha messo a punto una strategia per far fronte, uniti, alla pandemia? Perché i paesi membri delle comunità europea non chiariscono definitivamente il proprio rapporto con la democrazia?
Quanto accaduto a Budapest non può non interrogare, ancora una volta, la politica italiana sul senso e sul ruolo dell’Unione Europea in questa fase di emergenza.