Mi arriva la tua voce desertica da quella roccia lontana
che a volte sfioro con dita buie.
Tu non hai conosciuto Daniela e la sua disciplina che le ritmava le parole,
ma credimi, aveva la tua stessa vocazione.
Mi sapete dire, voi, donne – anime,
-le uniche che io abbia davvero amato-
come faccio a conoscere quel vostro regno di sabbia,
quell’isola di naufragio che non voglio toccare?
Daniela, tu che ti sei fatta madre mentre cadeva il muro di Berlino,
tu forse hai avuto la peggio perché non hai voluto nemmeno guardare.
Hai abbracciato la malattia come si abbraccia un amante che non si può,
perché non si può. E tu non hai potuto. Io non ho mai potuto
ascoltare questa tua sinfonia sommersa, è stata una freddura.
Hai cantato troppo piano, ti sei imposta anche questa volta una regola troppo dura.
Ma tu invece, amica, io mi chiedo se tu non sia l’unica sana,
tu che guardi e ti rintani, ti nascondi quando la vista si affina
fino a farsi fitta e perforazione. Io sento la tua voce anche lontana,
una voce che da sola si seda, sei come autosufficiente.
Ma io lo so, lo so, lo prevedo perché conosco quei tornanti,
so come si arriva lì dove tu sei, dove mandi silenziosi presagi
che io ricevo mentre mangio o mentre lavoro, mentre dormo. I tuoi cari segnali.
Penso ai nostri pochi incontri, come lettere, lettere, lettere,
tante epistole gemelle. Il miracolo della risposta.
Mi hai detto di avere imprese collettive,
che non sarai una madre.
E mentre lo dicevi, io avrei tirato i tuoi passi da quella strada
che avevo già visto, che non voglio percorrere e che spero non mi trovi.
Ogni tanto questa bestia si specchia con la sua testina
verdissima nelle cose che amo e mi richiama. Ma io già sento la bufera di sabbia
che mi tappa il naso. Per questo col pensiero, accarezzo i tuoi occhi screziati,
i tuoi incubi di sabbia e penso che ti salverai, ti salvi come fenice ancora più bella
mentre io azzero, azzero con il nervo teso, fantastico sempre nuove nascite.
Ma tu sei bella, tanto bella mentre non comprendi il mio segreto.
Intanto mentre sei lì, salutami, se puoi, gli occhi verdi
di Daniela, che rotolano in una valle di Germania
e portami, se puoi, un fiore nato lì di mia mano, durante una fuga.

