7 padri di famiglia rischiano il lavoro per un parcheggio da un milione di euro. Il Comune espropria un’officina per ampliare via Atzori e via Pepe, ma nel 2023 la stessa amministrazione aveva rifiutato un allargamento gratuito della strada ed ora si parla di “fluidità del traffico”.
di Giorgia Valentini
A Nocera Inferiore, soprattutto in campagna elettorale, torna a rombare il motore della politica e non solo quello delle auto incolonnate alla famigerata rotatoria dell’uscita A3. L’amministrazione comunale ha approvato il progetto esecutivo per l’ampliamento del parcheggio pubblico e la nuova viabilità in corrispondenza della rotatoria di via Atzori, un’operazione da circa un milione di euro che promette più posti auto, un flusso di traffico più scorrevole e un ingresso alla città finalmente degno di una comunità che ambisce a respirare modernità.
Peccato che, come spesso accade in Italia, dietro la facciata del progresso si nasconda la solita partita a scacchi fra politica, interessi e vite reali. L’intervento, finanziato dalla Regione Campania e validato da Autostrade per l’Italia, nasce, ricordiamolo, da un progetto concepito nel lontano 2006; ora, dopo quasi vent’anni di attesa, le ruspe sono pronte a muoversi e il Comune acquisirà un’area di 1.245 mq adiacente alla rotatoria, con un esproprio “per pubblica utilità” , il parcheggio verrà ampliato, via Pepe diventerà una seconda arteria di accesso e deflusso, e sulla carta il traffico dovrebbe essere più fluido.
Ma ecco il paradosso: quella stessa “fluidità” tanto sbandierata oggi, nel 2023 sarebbe costata zero euro, già allora, infatti, c’era stata un’interlocuzione con il Comune e i proprietari dell’area si erano detti disponibili a cedere gratuitamente una porzione di terreno per allargare via Pepe, senza bisogno di espropri, senza ferite sociali, senza sette famiglie sul filo del licenziamento. Una mano tesa che l’amministrazione dell’epoca, la stessa che oggi parla di “modernità” e “viabilità”, non ha voluto stringere e così, quella che poteva essere una semplice opera di buon senso è diventata un’operazione da un milione di euro, con dentro tutto il repertorio classico della politica locale tra burocrazia, ritardi, contraddizioni, costi per i contribuenti ed ora, inevitabilmente, polemiche.
Il prezzo di questa “modernità” rischia di essere altissimo, l’area destinata all’esproprio ospita infatti una realtà produttiva concreta, un centro revisioni con officina che dà lavoro a sette persone, sette padri di famiglia che rischiano di trovarsi, dall’oggi al domani, con le chiavi inglesi in mano e la serranda abbassata per sempre. Il dubbio è questo: vale davvero la pena distruggere un’attività sana e funzionante per guadagnare qualche metro di parcheggio e un’uscita un po’ più “fluida”? O siamo di fronte al solito paradosso tutto italiano in cui la mano pubblica, per asfaltare una corsia, calpesta chi quella corsia la percorre ogni giorno per andare a lavorare?
Le perplessità non mancano neppure sul piano economico, un milione di euro di spesa pubblica in tempi in cui le strade comunali somigliano a campi minati e i servizi essenziali arrancano; una cifra che, forse, avrebbero potuto investire con più lungimiranza e meno effetti collaterali sociali e poi, viene spontaneo chiedersi: se proprio si deve ampliare un parcheggio, con questo milione di euro non si poteva realizzare una struttura sopraelevata, capace di ospitare molte più auto invece delle appena venti che troveranno posto in 1.245 metri quadrati? Sarebbe stata una soluzione più intelligente, più moderna e, soprattutto, più coerente con quell’idea di “progresso” che oggi viene sbandierata a gran voce.
Nel frattempo, la politica locale si rianima. Federica Fortino, candidata PD, ringrazia con garbo (ma con il dente avvelenato) il senatore Iannone di Fratelli d’Italia per il suo improvviso interesse alla viabilità cittadina “come sempre, solo in campagna elettorale”, ironizza, aggiungendo che l’opera è già in corso, voluta e finanziata dalla giunta De Luca. Tradotto: “Non venite a metterci il cappello adesso!”. La sensazione, però, è che tra proclami e rivendicazioni di paternità politica, la vera partita si giochi altrove, tra la promessa del progresso e il prezzo umano che questo progresso impone; è facile parlare di “pubblica utilità” quando non si è nei panni dei sette operai che rischiano il posto, o tra gli imprenditori che vedono polverizzato il frutto di anni, anzi, decenni di lavoro. Ma la grandezza di un’amministrazione si misura proprio nella capacità di conciliare l’interesse collettivo con la dignità dei singoli.

