Un anno di emozioni: il Museo Maradona celebra il suo primo anniversario

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Di Marco Visconti

A un anno dalla sua inaugurazione, il Museo Maradona collezioni Vignati, situato nei Quartieri Spagnoli ha celebrato ieri, 15 luglio, il suo primo anniversario con un evento carico di emozione e partecipazione. Incastonato nel cuore pulsante di Napoli, in vico Cariati, a pochi metri dallo storico murales di Marco Filati, il museo è diventato in poco tempo uno scrigno del sapere calcistico, firmato idealmente dalla mano del Pibe de Oro.

La camicia di Diego Armando Maradona.

Al suo interno prende vita la collezione Vignati, un tesoro autentico che raccoglie divise storiche, scarpe, palloni, contratti, ma anche capi di abbigliamento personali appartenuti a Diego Armando Maradona. Tra i pezzi simbolo, la camicia con cui arrivò per la prima volta a Napoli nel 1984 e la celebre felpa del riscaldamento pre-partita contro il Bayern Monaco, quando Maradona incantò il mondo palleggiando sulle note di “Life is Life” degli Opus. Un frammento di storia, replicato ancora oggi milioni di volte sui social, che racconta la magia naturale con cui il campione trasformava ogni gesto in arte.

Massimo Vignati, alle spalle la felpa per il riscaldamento contro il Bayern Monaco.

Non manca, naturalmente, la divisa del gol di mano più discusso della storia del calcio: la celebre “Mano de Dios”, che siglò il vantaggio contro l’Inghilterra nei quarti del Mondiale 1986 in Messico, terminato poi con la vittoria dell’Argentina. Ogni oggetto esposto racconta un frammento della vita del calciatore, ma anche dell’uomo dietro il mito.Ai nostri microfoni è intervenuto Massimo Vignati, ideatore del museo, per me Maradona è come un fratello” palpita tra le parole questo inno autentico per il calciatore.

Intervista Massimo Vignati.

La madre di Massimo fu cuoca e governante nella casa di Maradona, il padre custode del campo dove si allenava. Una vicinanza affettiva che ha reso possibile, nel tempo, la raccolta di questi cimeli di inestimabile valore umano e sportivo.

Dottoressa Giusy Iacovelli, direttrice del Museo Maradona. Accanto a Iacovelli, la riproduzione dell’opera scultorea del maestro Domenico Sepe.

A curare con passione e rigore la direzione scientifica del museo è la dottoressa Giusy Iacovelli, che ha organizzato con successo l’anniversario, coinvolgendo stampa e pubblico in una giornata di memoria e condivisione. “Oggi celebriamo non solo l’uomo, ma il mito – commenta Iacovelli – Diego Armando Maradona non è stato semplicemente un calciatore: è stato un’icona che ha saputo incarnare la passione, la lotta, il genio e la fragilità dell’essere umano. In questo giorno speciale, il Museo Maradona si fa casa della memoria collettiva, custode del suo lascito e punto di incontro per chi ancora oggi si commuove rivedendo un suo gol, una sua carezza al pallone, una sua battaglia in campo.

Visitatori al Museo Maradona.

L’anniversario – sottolinea Iacovelli – non è solo una ricorrenza: è un atto d’amore e di gratitudine verso un uomo che ha cambiato per sempre il calcio e la città di Napoli. Diego ha dato voce a un popolo, ha ridato orgoglio a una città, e ha ispirato generazioni di giovani a credere nei propri sogni, anche quando sembrano impossibili.Emblema eterno di questo legame indissolubile è anche la straordinaria statua scolpita da Domenico Sepe, che accoglie i visitatori con la forza e l’intensità dello sguardo di Diego, fissato per sempre nel cuore di Napoli. Invito tutti – conclude Iacovelli – a visitare il museo, a camminare tra i suoi cimeli, le sue immagini, i suoi momenti eterni. Perché finché ci sarà qualcuno disposto a raccontare la sua storia, Maradona continuerà a vivere. E qui, in queste stanze, Diego non se n’è mai andato“.

Da sinistra a destra: Massimo Vignati, Serafino Serao e Gianni Aiello (autista di Maradona).

Tra le opere più significative figura anche una riproduzione della scultura del maestro Domenico Sepe, artista napoletano che ha saputo restituire con la materia l’anima più profonda del campione argentino. Sepe, profondo conoscitore della figura di Maradona, è riuscito tramite le sue sculture a riscoprire l’uomo oltre il calciatore, l’anima fragile e geniale che si nascondeva dietro l’icona sportiva, creando opere di rara bellezza e autenticità, capaci di parlare direttamente al cuore.Il Museo Maradona, oggi, è un luogo che non appartiene solo alla città, ma al mondo intero, crocevia di ricordi, emozioni e memoria collettiva. In un tempo in cui tutto sembra fluido e passeggero, questo spazio resiste come testimonianza viva di un amore eterno tra Napoli e il suo numero 10.